Il paradenti che fa sciare veloci

1 Luglio 2016

A Chieti i campioni di slalom di mezza Europa per applicare il “bite interdentale” dei record

CHIETI. Atleti più forti grazie al bite interdentale. «Per uno sciatore, migliorare di un solo secondo uno slalom vuol dire impegnarsi in un duro lavoro di due anni. Ma con il bite ho visto questo miglioramento in maniera istantanea». A parlare è l’ex sciatore, ora allenatore, Daniel Fahrner che a San Valentino alla Muta, a un passo dal confine austriaco, gestisce insieme al figlio Martin una quotatissima scuola di sci, la World Racing Academy. Da lui arrivano alcuni tra i migliori sciatori, non solo italiani ed europei. Tramite una giovane promessa dello sci, il sedicenne David Valeri, italiano ma in forza alla nazionale ungherese, Fahrner è venuto in contatto con l’università d’Annunzio che a Chieti, nel settore della medicina dello sport, ha messo in campo una piccola eccellenza interdisciplinare, con quartier generale al Ciapi.

Uno dei progetti di punta è quello del bite per migliorare le prestazioni sportive. Valeri è seguito dal professor Michele D’Attilio, responsabile dell’Unita clinica di ortodonzia e gnatologia, e dai professori Patrizio Ripari, responsabile del servizio clinico di medicina sportiva del dipartimento di Scienze mediche orali e biotecnologiche dell’ateneo teatino, e Arcangelo Merla, responsabile del servizio di termografia della stessa università. L’equipe ha confezionato appositamente per lui un bite e il suo allenatore si è accorto subito, solo guardandolo sciare, che il ragazzo con il bite risulta più stabile, maggiormente in equilibrio e più reattivo. I tempi della discesa hanno confermato l’impressione visiva. «Quando mi hanno raccontato che si poteva migliorare addirittura di un secondo a discesa», dice l’allenatore, «non ci volevo credere». Ma i risultati parlano da soli e così Fahrner ha preso i suoi ragazzi e li ha portati a Chieti, avviando una collaborazione con l’ateneo. Si tratta di atleti di diversa nazionalità che gareggiano sia in Coppa Europa che in Coppa del Mondo. Oltre a Valeri ci sono lo svizzero Marco Tumler, l’italiano Alex Hofer, l’italiano Patrick Renner, Krystof Kryzl della Repubblica Ceca, lo sloveno Miha Khurner, lo slovacco Matei Falat, il lituano Kristaps Zvejnieks e il polacco Andrzei Dziedzic.

D’Attilio da almeno cinque anni lavora in collaborazione con la Sios (Società italiana di ortodonzia sportiva) a progetti su bite-paradenti, portati avanti con l’ex presidente Domenico Tripodi. Ora ha implementato un proprio progetto di bite. «Lavoriamo in equipe», dice il professore, «sfruttando le professionalità interne all’università, per favorire una diagnosi differenziale per ogni atleta». I ragazzi hanno fatto una serie di test, ripetuti sia con bite che senza. «Li abbiamo sottoposti anche a test di forza muscolare con la metodica handgrip per determinare il picco di forza», ha aggiunto Ripari, «grazie, inoltre, alla collaborazione del Laboratorio Alto Sangro, una delle pochissime strutture italiane che fa parte del circuito di biochimica dello sport, abbiamo avviato un monitoraggio degli atleti per controllarne anche le minime oscillazioni dei principali parametri biochimici».