Il pm vuole il processo per ex rettore ed ex dg

23 Agosto 2017

Indagini chiuse: chiesto il rinvio a giudizio per abuso e falso

CHIETI. Indagini chiuse sull’università d’Annunzio. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani ha chiesto il rinvio a giudizio per gli ex rettore e direttore dell’ateneo Carmine Di Ilio e Filippo Del Vecchio. I reati ipotizzati sono di abuso d’ufficio, falsità materiale e usurpazione di funzioni pubbliche. Per il solo rettore c’è anche la violenza privata nei confronti del professor Luigi Capasso, l’uomo che con il suo esposto in procura ha avviato l’inchiesta che ha portato alla decapitazione del vertice universitario. Nell’ambito delle indagini, infatti, Di Ilio e Del Vecchio furono interdetti per sei mesi dal tribunale teatino. Il rettore si dimise, al contrario il direttore generale è stato allontanato dall’ateneo, ma lui continua a pretendere di tornare al suo posto. L’ultimo tentativo è di qualche giorno fa. Il legale dell’ex direttore generale, l’avvocato Giuseppe Cannati, ha inviato infatti una nuova lettera in ateneo, lanciando un secondo ultimatum al rettore Sergio Caputi, che aveva già rigettato al mittente il primo. La minaccia: o riprendete al lavoro Del Vecchio oppure ricorriamo al giudice.
Nella lettera Cannati lamenta la «mancata “investitura” dell’ufficio disciplinare, la decisione di manifestare fin da subito il licenziamento del dottor Del Vecchio, la palese intempestività degli addebiti, la violazione dei termini decadenziali per la contestazione e per l’irrogazione della sanzione» e altro ancora. L’avvocato sottolinea anche di non aver ancora ricevuto il verbale del Consiglio d’amministrazione del 27 giugno, quello che ha decretato la risoluzione del contratto di Del Vecchio per giusta causa, avallando la proposta del rettore.
Secondo Cannati, però, «non sussiste alcuna giusta causa» e, dunque, la condotta tenuta dall’Ateneo è illecita e illegittima». Per l’avvocato «la normativa di settore e, ancor prima, lo stesso articolo 97 della Costituzione smentiscono le decisioni dell’Università e impongono, anche per evitare responsabilità contabili, l’immediata reintegrazione del lavoratore».
Come nella precedente diffida, anche questa volta l’avvocato minaccia la richiesta di danni non solo economici ma anche di altro tipo: «Mi riferisco», spiega il legale, «al pregiudizio all’integrità psicofisica del mio assistito; al pregiudizio alla sua professionalità, alla sua immagine, alle sue relazioni interpersonali, alla sua reputazione professionale e altro ancora».
Immagine, relazioni interpersonali e reputazione professionale già messe a dura prova dall’inchiesta in corso, che tra l’altro non è l’unica sulla d’Annunzio. Il pm Ciani è intenzionato ad andare fino in fondo, ma adesso la palla passa al giudice per le indagini preliminari che deve accettare o meno la richiesta dalla procura. Il fascicolo era nelle mani del giudice per le indagini preliminari Antonella Redaelli, la stessa che aveva firmato l’interdizione di sei mesi, venuta a mancare pochi giorni fa a causa di una lunga malattia incurabile.
Intanto in Ateneo le funzioni di Del Vecchio sono passate al funzionario Lucia Mazzoccone, mentre il rettore Caputi ha emesso un bando per cercare un nuovo direttore generale. L’avviso pubblico è stato pubblicato sul sito istituzionale lo scorso primo agosto e verrà ritirato il 31. C’è scritto, tra le altre cose, che il direttore generale dell’Ateneo guadagna 147mila euro lordi all’anno. Inoltre, al direttore generale compete, in aggiunta agli emolumenti stipendiali, anche una retribuzione di risultato pari a un massimo del 20% del lordo annuo. Il nuovo direttore generale potrebbe essere scelto entro la prima settimana di settembre, ma per il 4 settembre è fissata l’udienza di Del Vecchio davanti al giudice del lavoro Ilaria Prozzo. L’ex dg ha infatti proposto in tribunale un ricorso ex articolo 700, con procedura d’urgenza, per chiedere di essere reintegrato nelle sue mansioni al vertice dell’università d’Annunzio.
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