Il procuratore Testa: «L’integrazione ferma il bullismo»

Lezione del magistrato agli alunni di 12 scolaresche Testimonianza del giudice Bernstein sui diritti dei disabili
CHIETI. «Il bullismo è una piaga della società, soprattutto tra i giovani. Bisogna agire con forza, determinazione e prevenzione. Tutti quelli che partecipano alla formazione delle nuove generazioni hanno il dovere di trasmettere il vero significato dell’integrazione». Francesco Testa, procuratore capo di Chieti, sale in cattedra e parla ai giovani. Ieri mattina il 46enne magistrato siciliano è stato tra i relatori del corso di educazione alla legalità, organizzato dalla sezione abruzzese dell’associazione nazionale magistrati e dall’associazione Chieti Nuova 3 febbraio, che si è svolto nell’aula magna dell’istituto industriale Luigi di Savoia. Si è parlato di legalità e di uguaglianza nella diversità davanti agli alunni di 12 scuole medie, il Buonarroti di Ripa Teatina e Torrevecchia Teatina, il Galilei di San Giovanni Teatino, gli istituti di Fara Filiorum Petri, Casacanditella, Casalincontrada, Rapino e Roccamontepiano e le Antonelli, Chiarini-De Lollis, le Vicentini e il convitto Vico di Chieti. «Nella nostra Costituzione è presente abbondantemente il tema della tutela dei diritti inviolabili dell’uomo», dice il procuratore capo Testa, «e vengono proibite forme di discriminazione in base alle condizioni di disabilità. Questo è un principio universale, ma rimane poi il problema della sua concreta applicazione nella vita quotidiana. Questa realizzazione pratica dipende non solo dall’opera dello Stato e delle istituzioni, ma anche dal contributo culturale di ognuno di noi, soprattutto dei giovani. Il problema è soprattutto culturale. I fenomeni di bullismo continuano ad essere una piaga della società e l’integrazione delle persone affette da disabilità, soprattutto in ambito familiare e scolastico, diventa fondamentale. Occorre far capire ai giovani il vero significato dell’integrazione», conclude Testa, «che non significa solo accogliere e supportare l’altro, ma anche sapere apprezzare i valori e trarre insegnamenti da chi è affetto da disabilità».
È intervenuto Richard Bernstein, giudice non vedente della Corte suprema del Michigan e instancabile difensore dei diritti dei disabili, che ha parlato ai giovani della sua esperienza personale. «Nessuno deve restare solo, siamo tutti uguali, bisogna offrire pari opportunità e coinvolgere nella società anche le persone affette da disabilità», ha ripetuto Bernstein. «Ho scelto di fare questo mestiere perché la legge favorisce l’uguaglianza». Hanno partecipato al convegno anche il pm Giuseppe Falasca, presidente della sezione abruzzese dell’Anm, Angelo Zaccagnini, presidente della sezione penale del tribunale di Pescara e Angelo Bozza, presidente del tribunale di Pescara che ha lanciato un messaggio ai giovani. «Credete sempre nelle istituzioni e nella Costituzione».
L’ultimo monito per gli alunni è arrivato dal maggiore dei carabinieri Massimo Capobianco, comandante della Compagnia di Chieti. «Siete i cittadini del futuro: studiate per diventare colti e per non farvi calpestare i diritti»
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