Il vescovo: la Squilla è tradizione e futuro

24 Dicembre 2021

Celebrata la ricorrenza del suono della campanella della Torre civica. Il sindaco: rito di pace con tutti

LANCIANO. «La Squilla è emozione, la Squilla è famiglia, è tradizione ed è futuro, è guardare avanti. Auguri alla città». È con queste parole che l’arcivescovo Emidio Cipollone e il sindaco Filippo Paolini hanno preceduto il suono, alle 18 della Squilla, la campanella in cima alla Torre civica che suona ogni mattina, ma che il 23 dicembre, antivigilia di Natale, diventa speciale: appiana i dissidi, ricostruisce rapporti, accorcia le distanze, unisce le famiglie. Anche, e nonostante il Covid che si fa sentire, con la gente in piazza che resta a distanza, gli auguri fatti senza stringersi le mani, la cancellazione del pellegrinaggio verso l’Iconicella. Dove però c’è stato un momento di preghiera con il vescovo che ha ricordato il valore dell’umiltà. Poi la messa in cattedrale e gli auguri.
«Quella della Squilla è una tradizione con più di 400 anni a cui teniamo molto», dice Paolini, «è un’emozione, riprendendo le parole di monsignor Enzio D’Antonio, che non dobbiamo avere paura di vivere. La Squilla è famiglia. Ci dicono che siamo particolari, perché il nostro Natale inizia prima; ci prepariamo solo meglio al Natale con questo momento di riconciliazione che dovrebbe esserci ogni giorno». «La Squilla è un’emozione», aggiunge Cipollone, «che non deve morire; raccogliamone i frutti, lasciamola depositare nei nostri cuori, nelle case, nei luoghi che frequentiamo. La Squilla festeggiamola in famiglia, dove con la pandemia siamo tornati a vivere, e facciamo sì che ci aiuti a guardare avanti e anche in alto, la presenza di Dio». (t.d.r.)
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