Il Villaggio del fanciullo sprofondato nel degrado

Vetri spaccati, arredi rotti ed erbacce: è devastata la storica struttura di don Ugo Nel Dopoguerra accolse giovani e famiglie: adesso muore nell’abbandono
CHIETI. A richiamare l’attenzione su ciò che è stato il Villaggio del fanciullo per la città e su ciò che purtroppo è diventato oggi sono le immagini scattate da un appassionato di fotografia, Carlo Di Primio: foto che denunciano l’abbandono in zona San Salvatore. Immagini che svelano uno scandalo e che valgono anche un oltraggio alla memoria di don Ugo De Simeonibus, sacerdote che fondò la struttura.
Don Ugo era un giovanissimo sacerdote quando, a guerra appena conclusa, raccolse tanti ragazzi in difficoltà per recuperarli alla vita, dando loro educazione e anche un mestiere. Prima, li accolse in uno spazio all’interno della caserma Berardi. Poi, mattone dopo mattone – «Con grandi sacrifici e l’aiuto della provvidenza», come diceva sempre – creò il Villaggio del fanciullo che intitolò a monsignor Giuseppe Venturi: l’arcivescovo che salvò la città dai bombardamenti, gli fu sempre vicino e don Ugo decise di ricordarlo con quell’intitolazione. Era il tempo in cui, diceva don Ugo, il primo problema era riempire gli stomaci vuoti. Poi quel tempo, per fortuna, passò e nella visione di quell’uomo di chiesa impegnato nella sua missione arrivò il momento di preoccuparsi delle anime: il progresso, raccontava don Ugo, non porta solo benessere, crea anche vuoti da riempire. Per questo pensò di trasformare il Villaggio del fanciullo nella Casa della famiglia: impegnò tutto se stesso, mettendo in gioco ogni possibilità economica, per realizzare accanto allo storico edificio tutte le altre strutture, comprese quelle sportive. Che, però, ora sono nel degrado più totale. Forse, nella sua generosità non certo legata a calcoli, don Ugo fece un passo troppo lungo e non riuscì a completare l’opera: il patrimonio costruito fu lasciato nelle mani della diocesi teatina. La sua idea di creare uno spazio per le famiglie, con particolare attenzione a quelle in difficoltà economiche, fu abbandonata. Tutto quello che aveva creato fu per un periodo persino destinato a luogo di ritrovo notturno, cioè a quanto di più lontano don Ugo avesse mai voluto per la sua creatura. Lasciò la vita terrena con il cruccio di quel fallimento, certo non voluto. Ma, almeno, la morte gli ha risparmiato di vedere ridotta così la sua creatura. Ormai, il Villaggio del fanciullo non esiste più: al suo posto solo un tappeto di rifiuti, muri imbrattati e arredi spaccati, vetri rotti, aiuole incolte. Uno spettacolo indecente e inaccettabile che offende quel luogo e la memoria di un uomo, un sacerdote, che ha dato tantissimo a Chieti.

