Il vocabolario del dialetto di San Salvo

Testo del professor Raffaele Artese pubblicato a un anno dalla sua morte
SAN SALVO. Conta quasi 4.600 voci, oltre a proverbi e modi di dire il «Vocabolario del dialetto di San Salvo» di Raffaele Artese. L'opera, che offre un quadro completo della parlata nel lembo più a sud del chietino, nella fascia al confine con il Molise, colma una lacuna per gli studiosi di dialettologia ma anche per i cultori della storia e delle tradizioni locali, dal momento che è l'unico centrato esclusivamente sul dialetto cittadino. A poco più di un anno dalla morte dell'ex dirigente scolastico, il Lions club di cui è stato socio, lo ha ricordato attraverso la sua ultima fatica letteraria pubblicata postuma a cura della vedova Anna Stivaletta, dalla Q edizioni di Vasto. «Questo dizionario» spiega lo storico Luigi Murolo, che ha scritto la prefazione, «rappresenta un unicum nel suo genere in quanto nasce dalla esigenza personale dell'autore di mettere insieme in maniera organica e sistematica vocaboli per le sue composizioni in versi». Dalla A alla Z sono elencate e spiegate 4.593 parole alle quali si aggiungono perle della saggezza popolare: 66 proverbi, 181 modi di dire e un vocabolarietto dello slang dei muratori salvanesi o sansalvesi, sorta di codice segreto incomprensibile e usato, con qualche variante, nella vicina Vasto. Per i muratori di San Salvo, il vino era la sgàbbie, il bicchiere che lo conteneva la lampazze, la pasta la maidé e il pane la strésche. La fidanzata, il bello, il brutto, cani e gatti vengono indicati con un codice linguistico alternativo dai bèrre suàgge come si definivano i muratori stessi unendo le parole uomo e calce (sùagge). Questa appendice rievoca le ambientazioni del romanzo «Cristo fra i muratori» di Pietro Di Donato, manovale- scrittore americano nato da genitori vastesi. «L'obiettivo di Artese era conoscere, attraverso il dialetto, la vita dei suoi concittadini» commenta il presidente del Lions Agostino Venanzio Bolognese.
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