Impianto per trattare il bitume, gli ambientalisti affilano le armi

26 Giugno 2024

Oggi la nuova conferenza di servizi per realizzare un centro per il recupero del fresato d’asfalto Il Wwf ribadisce il no alla struttura: «È un pericolo per l’ambiente, quell’area va rinaturalizzata»

CHIETI. Un altra conferenza di servizi per esaminare la proposta di realizzazione di un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi, e in particolare di fresato stradale, è in programma oggi. L’impianto, secondo quanto proposto dalla Appalti Engineering srl, dovrebbe sorgere in via Ponte delle Fascine per il trattamento del materiale bituminoso recuperato appunto tramite la fresatura degli strati del rivestimento stradale, che può essere utilizzato come materiale costituente per miscele bituminose prodotte in impianto a caldo.
Alla realizzazione dell’impianto ribadisce la propria contrarietà il Wwf Chieti-Pescara, che ha tra l’altro presentato proprie osservazioni contrarie al progetto il 16 gennaio e il 30 maggio scorsi, e che sulla quale ha «recentemente inviato un esposto alla magistratura perché si accertino eventuali irregolarità», come spiega una nota dell’associazione ambientalista.
I Wwf si oppone al progetto per il quale è stata richiesta la concessione dell’autorizzazione regionale perché «l’area dell’impianto ricade in zona alluvionale; l’intera vallata è in zona di risanamento nel Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria; è a poca distanza da un centro commerciale con circa 110 negozi, un cinema con nove sale e 2.800 parcheggi gratuiti; ancora più vicino sorge l’ex vivaio forestale che la Regione sta recuperando attraverso accordi con il reparto Biodiversità carabinieri forestale di Pescara, che prevedono tra l’altro la creazione di un bosco urbano didattico».
Per gli ambientalisti un impianto per trattare fresato stradale provocherebbe «emissione di rumore ad alto volume dovuto alla movimentazione continua di grossi mezzi da cantiere e all’uso dei mulini per la frantumazione di conglomerati bituminosi; l’emissione di esalazioni di sostanze potenzialmente pericolose per la salute dovute al riscaldamento delle miscele costituite da bitumi vergini, specifici additivi “rigeneranti” e il bitume ossidato proveniente dalla fresatura di superfici stradali da ricostituire; la liberazione di elevate quantità di polveri».
La zona in questione e quelle circostanti, come riferisce il Wwf, sono prive di destinazione urbanistica. Sono le cosiddette “aree bianche”, da disciplinare da parte del Comune con specifica variante al Prg. «Ciò non vuol dire che si possa fare ciò che si vuole, ma semplicemente che spetta all’amministrazione», osserva il Wwf, «che dovrà ovviamente tenere conto anche delle criticità sin qui evidenziate, valutare quale sia la destinazione più idonea. Si potrebbe anzi ipotizzare, in linea con le politiche europee per il contrasto ai cambiamenti climatici, una totale o almeno parziale rinaturalizzazione», propongono gli ambientalisti, «non a caso al progetto è contrario anche il Comune di Chieti che, con una nota del 30 maggio, ha confermato “il parere urbanistico-territoriale-ambientale contrario alla proposta”, rinforzato con una delibera di giunta del 6 giugno: la conferenza dei servizi non potrà non tenerne conto».(a.rap.)
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