Impianto rifiuti e ospedale Borrelli contro la Regione

Atessa. Il sindaco replica al consigliere Pellegrini: «Sulla Di Nizio non basterà il parere negativo del Comune. Il San Camillo? Non vogliono dialogare con noi»
ATESSA. «La difesa d’ufficio della Regione e le accuse al Comune, da parte del consigliere Vincenzo Pellegrini, della Lega e del centrodestra, su vicende essenziali per il futuro di Atessa, sono patetiche se non fossero drammatiche per la nostra popolazione». Così replica il sindaco Giulio Borrelli a Pellegrini. Due gli argomenti in discussione: il primo è l’autorizzazione Vinca (valutazione di incidenza ambientale) alla Di Nizio di impiantare un grosso stabilimento, in contrada Saletti, per trattare rifiuti sanitari infettivi; il secondo è il futuro dell’ospedale. «Il Comune, stia sereno Pellegrini, sta facendo la sua parte, con scrupolo e professionalità, per presentare le controdeduzioni agli argomenti esposti dalla Di Nizio. La ditta, che intende fare i suoi investimenti, non si rassegnerà al parere del Comune, farà ricorso e la vicenda non sarà decisa ad Atessa, ma in altre sedi».
Più corposa la risposta di Borrelli sull'ospedale. «Il destino del San Camillo è nelle mani della Regione che, finora, ha opposto un ostinato rifiuto al dialogo con il Comune, nonostante le reiterate richieste di incontro da parte di tutto il consiglio comunale. È ora che l’ospedale venga restituito alla sua funzione di presidio per la cura di patologie diverse dal Covid. La decisione di smantellare tutti i reparti e ogni servizio, per far posto interamente a un luogo di assistenza per pazienti Covid in via di guarigione, sta ancora facendo pagare un duro prezzo ai cittadini di questo comprensorio. Insistere adesso sull’ospedale Covid, come fa tutto il centrodestra, significa non conoscere la recente normativa. La terapia intensiva, che Regione, Asl e loro portavoce sostengono di voler mettere in Atessa, non può essere allestita laddove non ci sia almeno una struttura ospedaliera di base. Lo dice una circolare del ministero della Salute che fa seguito al decreto “Rilancio Italia” del 19 maggio». Per il sindaco, se si vuole salvare il San Camillo, «vanno subito riattivati il pronto soccorso, con possibilità di ricoveri, l’area medica e l’area chirurgica, con le sale operatorie, e poi, negli spazi residui, si può valutare cosa destinare nell’efificio. Potrebbe servire, ad esempio, come centro di riabilitazione anche per pazienti guariti dal Covid, che hanno bisogno di ulteriori terapie. È auspicabile che chi governa oggi la Regione voglia sedersi attorno a un tavolo per discutere seriamente del futuro del San Camillo e non affidarsi a portavoce e propagandisti, scarsamente documentati, che rischiano di portare tutti in un vicolo cieco».

