In 500 per dare l’addio al medico Malatesta

CHIETI. Luigi Malatesta era un figlio degno dell'Abruzzo, che voleva rendere onore al mestiere del padre. Se n'è andato per sempre a 45 anni. E ieri nella chiesa di Mater Domini con don Antonio...
CHIETI. Luigi Malatesta era un figlio degno dell'Abruzzo, che voleva rendere onore al mestiere del padre. Se n'è andato per sempre a 45 anni. E ieri nella chiesa di Mater Domini con don Antonio Chinni, a dargli l'addio erano almeno in 500, giunti anche dal Belgio e da Firenze. Medico anestesista, impegnato negli elisoccorsi, Malatesta si era laureato nell'università D'Annunzio e lavorò per diverso tempo nella sua città. Decise poi di trasferirsi a Sondrio tredici anni fa, dove continuò a lavorare nell'ospedale civile: «Voleva onorare il mestiere del padre Enrico, anche lui medico» ricordano i parenti e la cugina Valentina Marino, insieme ai colleghi anestesisti e rianimatori, agli infermieri di rianimazione del blocco operativo del Pronto soccorso di Chieti con il responsabile Ivan Dell'Atti, storico amico dagli anni della specializzazione. A salutarlo per sempre c'era anche una delegazione di almeno 70 persone tra colleghi ed amici, giunti a Chieti per lui da Sondrio. A ricordare il profondo legame che univa Malatesta con il suo territorio adottivo, la sua "bontà e generosità", il suo essersi affermato "come vero abruzzese" in una terra lontana è il capo delegazione Primo Bottagisi, mentre a ripercorrere la vita del 45enne è lo zio Gianni Miccoli, con cui Malatesta è cresciuto, restando "caparbio", attendendo quella svolta della laurea "che nessuno si aspettava". Poi l'amico di sempre Roberto Catellani: «La certa convinzione è che tu, come il padre tuo, godrai del paradiso», gli scrive in una lettera. Malatesta lascia la mamma Reseda, la sorella Maria Angela, il figlio Enrico, la compagna Clara, tutti i parenti e i cugini Felice, Floriano, Marilde, Valentino, Fausto, Redlily, Frank, Marco, Veronique, Sandro, Luca, Fabio, Gianluca, Valentina, Roberto, Elena, Massimo, Vanessa, Chiara, Serena, Andrea e Francesca con le loro famiglie.(e.r.)

