In carcere 156 detenuti Solo in 70 a controllarli

23 Settembre 2017

A Madonna del Freddo festa del bicentenario della Polizia penitenziaria La comandante: «Organici ridotti e sovraffollamento». Assegnati sei premi

CHIETI. Sono pochi, ma riescono comunque a fare bene il loro lavoro. Continua ad essere un carcere modello quello di Madonna del Freddo a Chieti, nonostante il sovraffollamento e le carenze di risorse e di personale. Il bicentenario della fondazione del corpo della Polizia penitenziaria (nato nel 1817 con le regie patenti che approvano il regolamento delle famiglie di giustizia) è stata l’occasione per fare il punto della situazione del penitenziario teatino, con le relazioni della direttrice Giuseppina Ruggero e del comandante della polizia penitenziaria Alessandra Costantini. I cancelli del carcere sono stati aperti ieri mattina per accogliere numerose autorità e rappresentati delle forze dell’ordine, tra cui l’assessore comunale Antonio Viola, il prefetto Antonio Corona e il questore Raffaele Palumbo, oltre ai pensionati del corpo. Sono intervenuti anche tutti gli altri poliziotti e collaboratori, dal vice comandante Sandro Garofalo alla responsabile dell’area educativa, Stefania Basilisco. Nel carcere teatino sono rinchiusi 156 persone, 110 maschi e 46 donne. 50 appartengono alla sezione dei sex offenders, coloro, cioè, che si sono macchiati di reati a sfondo sessuale. Nella casa circondariale di Vasto, presente con una propria delegazione e retto temporaneamente dalla Ruggero, i detenuti sono 150, gli agenti che li sorvegliano 102, anche se l’organico ne prevede 121.
«Il numero elevato di detenuti accresce la difficoltà della Polizia penitenziaria di gestire soggetti portatori di innumerevoli situazioni personali e particolari con un limitato numero di organico e scarsissime risorse economiche», ha detto la comandante Costantini. Senza contare i servizi di accompagnamento in tribunale e di piantonamento. Quest’anno per questi servizi sono stati impiegati 1.246 poliziotti. «Ciononostante», ha aggiunto la comandante, «la professionalità del personale contribuisce a determinare uno strano fenomeno che mi sorprende positivamente accrescendo il mio sentimento di orgoglio: sempre più spesso infatti in questa sede vengono trasferiti detenuti che in altre carceri hanno avuto o, peggio ancora, hanno creato diversi problemi sia di natura penale che disciplinare e che giunti in questo istituto automaticamente moderano il loro comportamento, in quanto trovano una dimensione diversa, più umana, rivolta davvero alla conoscenza e alla cura della persona più che alla sua repressione». «Abbiamo poche risorse», ha confermato la direttrice, «ma se consideriamo gli obiettivi raggiunti possiamo dirci soddisfatti». Ma se Chieti si distingue per il bassissimo numero di eventi critici che vi si verificano, ciò non significa che non ve ne siano. E l’aggressione a Sabrina Fantauzzi, sorella di Massimo Fantauzzi accusato dell’assassinio del 21enne pescarese Antonio Bevilacqua lo conferma. Oggetto di una vendetta trasversale, la donna, di 46 anni, è stata aggredita da un gruppo di detenute che l’ha colpita sia a mani nude sia con tutti gli oggetti che ha trovato a disposizione, scarpe comprese. In quel momento c’era un solo agente penitenziario che controllava due interi piani. La poliziotta, però, ha mantenuto il sangue freddo. «È solo grazie alla sua professionalità che la detenuta è ancora in vita», dice la direttrice, anche lei intervenuta direttamente per sedare l’aggressione. La festa in carcere si è conclusa con l’esibizione dei Cantori di Chieti, diretti da Peppino Pezzulo, e la consegna dei riconoscimenti ai dipendenti. Li hanno ricevuti la comandante Costantini e Riccardo Colantuoni, Sergio Ferrante, Giuseppina Visco, Daniela Vassalli e Antonio D’Avanzo.