In casa coltelli, tirapugni e scacciacani: dieci giovani indagati, uno ha 14 anni
Scatta il blitz dei carabinieri per gli scontri allo stadio in cui rimasero feriti due militari dopo il lancio di pietre e bastoni I violenti incastrati dalle immagini pubblicate sui social network e dal contenuto dei cellulari già sequestrati a 3 complici
CHIETI. C’è chi, a 13 anni appena, non ha esitato a lanciare pietre, bottiglie e bastoni contro i carabinieri pur di arrivare allo scontro con i tifosi avversari. È inquietante lo spaccato che emerge dall’ultima inchiesta sugli scontri – avvenuti il 6 marzo 2022 – all’esterno dello stadio Valle Anzuca di Francavilla al Mare, con due militari rimasti feriti e finiti all’ospedale e alcune automobili danneggiate. Ieri mattina, i carabinieri del comando provinciale di Chieti hanno perquisito dieci ultrà del Francavilla calcio 1927, all’epoca dei fatti tutti minorenni: il più piccolo ha nel frattempo compiuto 14 anni, mentre un paio sono diventati diciannovenni. Sono indagati per resistenza a pubblico ufficiale aggravata, danneggiamento, getto pericoloso di cose e porto di armi e oggetti atti a offendere. Li hanno incastrati le immagini pubblicate sui social network e il materiale trovato nei cellulari di tre complici, già identificati quasi nell’immediatezza dell’aggressione e per i quali è stato di recente chiesto il rinvio a giudizio.
IL BLITZ
Il provvedimento, firmato dal procuratore per i minorenni dell’Aquila David Mancini, è scaturito dalle indagini portate avanti dagli investigatori del Reparto operativo teatino, al comando del tenente colonnello Pietro D’Imperio. E nel corso del blitz scattato all’alba, all’interno delle case di Francavilla e Pescara di alcuni indagati, i carabinieri hanno trovato e sequestrato una pistola scacciacani con relativi colpi, due tirapugni, quattro coltelli, bastoni telescopici, catene, fionde, aste per bandiere, passamontagna e adesivi inneggianti all’odio sportivo. Il sospetto è che questi strumenti siano stati utilizzati per altre azioni violente, considerando che alcuni degli indagati – nonostante la giovanissima età – sono già finiti nei guai nel recente passato per episodi di bullismo legati al fenomeno delle baby gang. L’AGGRESSIONE
Il giorno degli incidenti – in base alla ricostruzione degli inquirenti – alcuni tifosi giallorossi, al termine della partita del campionato di Promozione che si è svolta al Valle Anzuca contro l’Union Fossacesia, sono usciti dall’impianto e si sono diretti in una zona interdetta del vicino antistadio, dove si era appena conclusa un’altra sfida: quella del torneo di Eccellenza tra il Villa 2015 e l’Avezzano. L’obiettivo degli esagitati era chiaro: affrontare gli ultrà marsicani. I carabinieri della compagnia di Chieti, impegnati nel servizio di ordine pubblico con 15 uomini, hanno sbarrato l’accesso ai sostenitori di casa e creato un cordone di contenimento. A quel punto, i teppisti hanno iniziato a lanciare pietre, bastoni e bottiglie. Lo scontro tra le due tifoserie è stato evitato, ma due carabinieri sono rimasti contusi e sono finiti all’ospedale Santissima Annunziata, dove i medici hanno certificato loro lesioni giudicate guaribili, rispettivamente, in 10 e 15 giorni.
LE INCHIESTE
La prima fase dell’inchiesta si è chiusa con la denuncia di quattro ultrà, di cui tre minorenni. I carabinieri hanno poi analizzato, anche con l’aiuto di un consulente informatico, il contenuto degli smartphone sequestrati. E sono emersi elementi che hanno inguaiato altri dieci giovanissimi. L’identificazione è stata possibile anche grazie ai filmati registrati dai militari durante gli scontri e al confronto con le immagini pubblicate dagli indagati sui social network nel corso degli ultimi mesi.
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