«In Comune non cediamo alla violenza»

L’assessore Bendotti torna a parlare dell’aggressione alle dipendenti: da 7 mesi lavoriamo nella paura
LANCIANO. Sono passati 7 mesi dalla brutale aggressione ai danni di una dipendente comunale e, nell’ufficio delle Politiche sociali, è cambiato tutto anche se, all’esterno, non è cambiato niente. Nuovi orari, una guardia giurata armata all’ingresso e la paura che corre lungo la schiena delle dipendenti dell’ufficio, tutte donne, ad ogni nuovo ingresso, ogni volta che qualcuno alza la voce e quando si entra e si esce dal locale. Eppure la vita, fuori da quelle stanze, scorre come prima. In particolare quella dell’aggressore che, senza aver ancora subito un processo per quanto fatto ai danni dell’assistente sociale aggredita a calci e pugni con una violenza inaudita, si aggira spesso nei pressi di quella zona, anche se abita da tutt’altra parte. «Ma non cederemo mai alla violenza», rimarca l’assessore Dora Bendotti, mamma di due bambine e impegnata in prima persona per «cambiare le cose». «Questo assessorato», spiega, «è un servizio alla collettività. Si chiama proprio così, “servizi sociali”, ma noi dobbiamo poter essere messi nelle condizioni di svolgere questo servizio». Per la Bendotti quello che davvero conta in questo particolare momento storico intriso di rabbia, insoddisfazione, nuove povertà e solitudini, frustrazione e isolamento, è capire il ruolo che svolge l'assistente sociale. «Che non è chi toglie i figli a una famiglia o regala sussidi», dice l’assessore, «ma una figura che maneggia la parte più delicata della società e che lotta con i cittadini per migliorare le cose».
L’ufficio, dopo l’aggressione del 13 settembre scorso, ha subito dei cambiamenti: è aperto solo il lunedì dalle 9 alle 12, il martedì pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30; il mercoledì dalle 9 alle 12 e il venerdì dalle 9 alle 12,30. «Ma siamo sempre disponibili ad incontrare le persone dietro appuntamento», continua Bendotti, «la nostra missione non è cambiata, così come il nostro attaccamento al lavoro». Ad essere cambiato però è l’approccio con l’utenza. Da un lato è come se «ci si fosse assuefatti alla violenza, ai toni forti, alle aggressioni verbali continue», dall’altro si ha più paura. E il senso di insicurezza sale se si pensa che le operatrici dell’ufficio devono ricorrere alla sorveglianza armata “ingabbiate” in nuovi orari e timori e chi si è reso protagonista di atti di violenza gira libero indisturbato. «Tutelare il personale di questo ufficio e la folta utenza che vi si rivolge è diventato il mio impegno politico», conclude l’assessore, «voglio che ci si senta al sicuro, senza se e senza ma».
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