In mille al corteo per l’ospedale

13 Marzo 2016

Cittadini e studenti sfilano contro la riconversione del San Camillo. Negozi chiusi

ATESSA. È stata condita da una buona dose di polemica la manifestazione che si è svolta, ieri mattina, contro la chiusura dell’ospedale San Camillo. Al corteo, organizzato dal “Comitato civico in difesa del territorio”, hanno partecipato un migliaio di persone (500 secondo le forze dell’ordine). Diverse sono state le attività commerciali che hanno abbassato le saracinesche in segno di adesione a rimarcare come, oltre a essere importante per l’assistenza sanitaria di un intero territorio, l’ospedale porta gente in città e fa girare l’economia. Oltre ai commercianti hanno partecipato gli alunni dell’istituto Spaventa, alcuni delle medie Ciampoli, i cittadini, le associazioni e i sindaci di Atessa, Archi, Guilmi, Sant’Eusanio del Sangro, Roio del Sangro, Tornareccio, Montazzoli, Monteferrante, Perano, Altino e Casalanguida.

Per scelta del comitato i sindaci con le fasce sono stati invitati a sfilare in coda al corteo, cosa che ha creato anche dei momenti di frizione. Davanti all’ospedale, due portavoce del comitato, Nino Pizzi e Debora Fioriti, hanno preso la parola per concludere la manifestazione. Pizzi, con una cartina geografica della Regione ha illustrato come sta avvenendo la concentrazione degli ospedali: la zona interna resta carente rispetto alla costa, secondo quanto previsto dai piani regionali. La Fioriti nel suo intervento ha chiesto, invece, come segnale di provocazione per la chiusura dell’ospedale «le dimissioni del consiglio comunale nella sua interezza; la raccolta delle tessere elettorali dei cittadini da consegnare al prefetto; sit-in, pacifico e civile, a Tollo, davanti all’abitazione dove ci risulti abiti l’assessore Silvio Paolucci. I cittadini», ha continuato la Fioriti, «sono fortemente delusi da questo processo iniziato dieci anni fa con la perdita di alcuni reparti, successivi depotenziamenti che vedevano la perdita dei primari sino a giungere ad oggi in cui rischiamo di chiudere definitivamente le porte del San Camillo o di doverci accontentare di una Ra, comunemente conosciuta come ospizio. Ci stiamo mobilitando affinché sia portato all’attenzione dei media nazionali lo sperpero di denaro pubblico avvenuto al San Camillo in cui erano ultimate tre sale operatorie e un ufficio Cup completamente ristrutturato, mentre all’orizzonte c’è la chiusura dell'ospedale». (m.d.n.)

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