In piazza per i tanti Simone «Sconfiggiamo l’omertà»

Manifestazione degli amici del giornalista pestato una settimana fa in piazza Vico «Questa città è abbandonata a se stessa». «Non si faccia finta di nulla: chi sa parli»
CHIETI. L’indifferenza verso chi si trova in difficoltà, l’omertà di chi probabilmente ha visto ma non si decide a denunciare, il far finta che tutto vada come deve andare quando palesemente non è così. Sono queste le cose con cui ci si è trovati a fare i conti nella manifestazione che gli “Amici di Simone” hanno organizzato nel tardo pomeriggio di ieri a piazza Vico. Simone Daita è il cinquantaduenne giornalista teatino pestato quasi a morte a piazza Vico proprio una settimana fa, nella notte tra sabato e domenica scorsi. Gli “Amici di Simone” sono invece quel gruppetto di persone che stavano aiutando il cinquantaduenne in difficoltà, dandogli, ad esempio, un posto dove vivere, ma, soprattutto, facendolo sentire partecipe e considerato.
Molti di loro sono appartenenti al progetto politico dell’Altra Chieti, ma la manifestazione hanno voluto organizzarla senza bandiere di partito né colori politici, perché questa vicenda non ha a che fare con una singola parte politica ma con l’intera città che gira la testa dall’altra parte quando si trova di fronte a qualcuno in condizioni difficili o che fa finta di non vedere cose che dovrebbe denunciare.
In quest’ottica la vicenda di Daita acquista un significato simbolico che va al di là del singolo caso. «Questa è una città abbandonata a se stessa. Siamo arrivati al punto che basta una parola sbagliata, uno sguardo equivocato e di ritrovi pestato a morte, come è successo a Simone», ha detto Silvio Di Primio, il primo a prendere il megafono e a parlare alla settantina di persone in piazza Vico. Ci si aspettava una presenza maggiore. Ha sorpreso, invece, la presenza, questa sì davvero nutrita, delle forze dell’ordine inviate a pattugliare la manifestazione di solidarietà. «Simone è una persona che è stata vittima di questo stato di cose, del degrado di questa città, delle sue istituzioni che gli avevano destinato una casa popolare da mesi che però non è mai arrivata. Purtroppo sappiamo come in questa città vengono gestite queste cose».
Riccardo Di Gregorio, il secondo a parlare al megafono, ha puntato il dito contro l’omertà di chi secondo lui ha visto e non ha detto nulla «perché quella sera la piazza era piena di giovani. E non è possibile che si faccia finta di nulla rispetto a una cosa così grave». Concetto ripreso anche da uno dei due striscioni, quello che citava un celebre verso di una canzone di De Andrè “Anche se vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Sull’altro striscione c’era semplicemente la scritta “Solidarietà per Simone”. E’ stato invitato a parlare al megafono anche il vicecaporedattore del Centro, Lorenzo Colantonio, presente all’incontro e che ha offerto una riflessione sulla necessità di prestare ascolto ai tanti Simone in difficoltà di questa città.
Arianna Iannotti
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