Indennità non pagate: sarà sciopero

Di Ilio affronta da solo l’ira dei sindacati dei dipendenti: «Stiamo facendo il possibile per ripristinare quei fondi»
CHIETI. Tra vertice universitario e sindacati è di nuovo rottura. L’incontro di ieri al rettorato è stato più che altro uno scontro. Anche semantico, se si vuole. I sindacati erano arrivati per una “trattativa”, il rettore Carmine Di Ilio li ha ricevuti, invece, solo per una “informativa”. E tra “trattativa” e “informativa” si è scavato un abisso di incomprensioni e fraintendimenti che ha portato a una rottura di rapporti su tutti i fronti. Con i sindacati pronti ad indire l’assemblea generale dei lavoratori al fine di organizzare la protesta, che questa volta sarà totale: dallo sciopero al blocco dell’Università. Proprio in concomitanza della ripresa a pieno regime delle lezioni. Lo scontro è partito da lontano. Da quando, ad agosto del 2014, viene abolita l’Ima, l’indennità mensile di ateneo che pesa per circa 300 euro sugli stipendi dei 366 dipendenti tecnici e amministrativi della “d’Annunzio”. Il blocco dell’Ima è stato deciso dal direttore generale Filippo Del Vecchio a seguito di rilievi sollevati dal Ministero di economia e finanza. Dopo un anno di lavoro a stipendio ridotto, passato tra incontri sindacali, tensioni e promesse di poter superare l’impasse, il 29 luglio scorso arriva la firma del fatidico accordo sindacale che prevede il ritorno dei 300 euro di salario accessorio in busta paga. L’accordo c’è, ma i soldi non arrivano. A bloccarli questa volta una serie di rilievi del collegio dei revisori dei conti. Per superarli l’amministrazione universitaria prepara una dettagliata relazione, intitolata “Certificazione fondi per il trattamento accessorio”, che il rettore ci mostra per testimoniare che si sta facendo di tutto per superare il nuovo stop. Il problema è che rettore e direttore generale starebbero facendo tutto da soli, «senza coinvolgimento sindacale». E dopo 13 mesi a stipendio ridotto, i sindacati sembrano non fidano più. Così, arrivati alla terza lettera con richiesta di incontro, si sono “autoconvocati” dal rettore, sventolando l’articolo 5, comma 3, del contratto nazionale di lavoro. «Che prevede», spiega Marita Agnifili (Flc Cgil), «la ripresa della trattativa sindacale nel caso di rilievi dei revisori dei conti su un accordo sindacale e assegna 15 giorni di tempo per la convocazione del tavolo di lavoro. Il testo è chiaro, non si può fare altrimenti». E così ieri mattina si sono presentati chiedendo il rispetto delle regole, così come previsto dal contratto nazionale di lavoro. Della delegazione facevano parte la Agnifili, Goffredo De Carolis (Csa-Cisal), Gianluca Di Sante (Cisl), Valentino Barattucci (Uil Rua), Alessio Peca (Cisapuni) e Lorella De Lellis, Annamaria Imperio, Assunta Centritto e Marco Costantini della rsu. A riceverli c’era solo il rettore Di Ilio e questo ha fatto loro capire che il tavolo di trattativa non si sarebbe riunito. «Non c’è nulla di cui trattare», ha detto loro Di Ilio in quello che è stato solo un incontro informativo svoltosi nella sala del rettorato: mezzora di urla a porte chiuse, con il rettore da solo a fronteggiare la protesta e due agenti della Digos fuori a sorvegliare la situazione. Presenza che non è passata inosservata: «Un’altra caduta di stile da parte del rettore», ha commentato De Carolis, «chiamando la Digos ci ha trattato come delinquenti, quando noi stiamo soltanto svolgendo il nostro incarico di rappresentanti sindacali».

