Insulti su Facebook, scattano 12 denunce

Nei guai gli utenti che diffamano una coppia “colpevole” di aver denunciato la titolare di una palestra per la musica alta
CHIETI. «Rifiuti umani», «Famiglia di falliti e dissociati», «Siete inferiori e schifosi». Così 15 persone offendevano su Facebook una coppia di Chieti Scalo che aveva fatto condannare per «disturbo alla quiete pubblica» la titolare di una palestra, colpevole di mettere la musica troppo alta. Dopo la querela presentata da moglie e marito, i carabinieri hanno identificato 11 autori di quei commenti pieni di insulti: nei loro confronti è scattata una denuncia con l’accusa di diffamazione aggravata. Ed è stata segnalata alla procura di Chieti anche la proprietaria del centro fitness.
Nel luglio del 2018 la donna pubblica sul suo profilo Facebook un articolo del Centro in cui si parla della condanna che le ha inflitto la Cassazione: 6mila euro di risarcimento a favore dei residenti che l’hanno denunciata, più il pagamento di 5.300 euro di spese legali. È una sentenza pilota, perché i giudici romani mettono per iscritto che le palestre non rientrano nella categoria delle «attività o mestieri rumorosi» e, pertanto, devono sottostare ai limiti del rumore e non possono derogarli. A Chieti Scalo, invece, quei limiti sarebbero stati superati e non una volta soltanto: nel corso del 2014 e del 2015, tra il gestore della palestra e i vicini era nata una lite per quel rumore considerato insopportabile. Una lite con «numerosi esposti» e «ripetuti interventi della polizia municipale» fino a un’ordinanza sindacale che aveva addirittura vietato l’uso di «apparecchiature rumorose», dopo gli accertamenti dell’Arta. Una lite arrivata poi nelle aule di giustizia. E, in primo grado, nel 2017, il tribunale di Chieti aveva condannato la proprietaria: troppo forte la musica proveniente dalla palestra, soprattutto durante le lezioni di gruppo. Quando viene confermata la sentenza anche dalla Suprema corte, la donna va su tutte le furie e sfoga sui social network la sua rabbia. Altre 15 persone la appoggiano «insultando e diffamando» moglie e marito con commenti pesanti. «Purtroppo c'è gente che non ha un cavolo da fare e pensa solo a stare sul balcone per dare fastidio agli altri! Ma che str...», scrive una ragazza. «Che brutta bestia l'ignoranza e l'invidia», aggiunge un altro utente. C’è chi invita la titolare della palestra a passare alle vie di fatto: «Famiglia di falliti patologici e dissociati, dal primo all'ultimo. Tritali come il sale!». «Tritali per la miseria», rincara la dose un’amica, «non li sopporto proprio questi rifiuti umani». Il resto è storia recente: i coniugi si sono riconosciuti nelle espressioni comparse su internet e si sono rivolti ai militari della stazione di Chieti Scalo, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco. E adesso il caso rischia di arrivare in tribunale.

