Intasca 128mila euro di pensioni ma la nonna è morta da 4 anni

CHIETI. Otto mesi di reclusione più il pagamento delle spese processuali per il 61enne che per più di 4 anni ha ritirato le pensioni della nonna morta, intascandosi indebitamente oltre 128mila euro....
CHIETI. Otto mesi di reclusione più il pagamento delle spese processuali per il 61enne che per più di 4 anni ha ritirato le pensioni della nonna morta, intascandosi indebitamente oltre 128mila euro. La condanna è stata emessa ieri dal tribunale di Chieti e ha chiuso una vicenda partita a dicembre di sette anni fa con un esposto in procura presentato dall’Inail.
Il teatino Fabrizio Falancia, residente a Francavilla, era finito sotto processo perché, secondo quanto ricostruito dall’accusa, ha omesso di comunicare all’Inps e all’Inail il decesso della nonna materna di 97 anni, C.T., avvenuto il 17 maggio del 2012. L’uomo, in particolare, ha continuato a riscuotere le quattro pensioni previdenziali che la donna percepiva: una di invalidità, una di reversibilità, una da dipendente pubblico e la cosiddetta «rendita ai superstiti», ovvero il vitalizio erogato ai familiari dei lavoratori morti a seguito di un infortunio o di una malattia professionale. Gli assegni venivano versati ogni mese su un libretto postale cointestato a nonna e nipote. L’espediente è andato avanti da maggio del 2012 al 30 novembre del 2016, fruttando per il «furbetto della pensione» (così definito dagli investigatori) un totale di 128.218,76 euro.
Il pubblico ministero Giancarlo Ciani aveva chiesto la condanna a 9 mesi. Tre anni fa il processo in primo grado, conclusosi con la sentenza del giudice Maurizio Sacco che aveva derubricato il reato di truffa in quello meno grave di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e con la quantificazione di 45.414,44 euro di risarcimento danni nei confronti dell’Inail, mentre l’Inps inizialmente non si era costituita parte civile. Dalle indagini, condotte con l’ausilio della sezione di pg della polizia di Stato, è venuto fuori che tutti i prelievi successivi alla morte dell’anziana sono stati effettuati da Falancia «sempre ed esclusivamente da sportelli automatici e mai direttamente da uffici postali». Inoltre, come da testimonianza dell’impresa di pompe funebri, pare che sia stato lo stesso nipote a organizzare il funerale dell’anziana nonnina.
Falancia beneficia della sospensione della pena e della non menzione. Oltre alla condanna a 8 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali, è scattato anche il risarcimento danni, in separato giudizio, alle parti civili Inps e Inail. (y.g.)
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