Intascano soldi del Comune Chiesto maxi risarcimento

25 Gennaio 2019

La Teateservizi vuole 112mila euro dai due dipendenti infedeli: «Grave danno» Il caso arriva davanti al giudice: uno degli imputati chiederà il rito abbreviato

CHIETI. La Teateservizi chiede 112mila euro di risarcimento ai due dipendenti infedeli che, secondo l’accusa, intascavano i soldi versati dai contribuenti per le bollette dell’acqua. Ieri mattina, infatti, la società del Comune di Chieti che si occupa della riscossione dei tributi si è costituita parte civile durante l’udienza preliminare che vede come imputati Girolamo Nigro, 58 anni, originario di Taranto e residente a Ortona, e Mario Cerasa (35), nato a Pescara e residente a Cepagatti: sono accusati di peculato continuato in concorso dopo essersi appropriati di 37.420,07 euro. Lo avrebbero fatto, tra l’agosto del 2016 e il dicembre del 2017, attraverso un meccanismo di bollettini postali «falsi o duplicati» per mascherare le operazioni illecite. L’udienza davanti al giudice Luca De Ninis è stata aggiornata al 28 febbraio dopo che il difensore di Nigro, l’avvocato Maria Sirolli, ha chiesto un rinvio per problemi di salute del suo assistito e ha annunciato la presentazione di una richiesta di rito abbreviato. Cerasa, difeso dall’avvocato Giuliano Milia, era invece in aula.
Secondo la Teateservizi, rappresentata dall’avvocato Luca Paolucci, i due imputati - oltre ad aver causato la mancata riscossione di 37.420,07 euro - hanno provocato anche un grave danno di immagine alla società, che è stata «fortemente screditata agli occhi dell’opinione pubblica». Più nel dettaglio: «È fatto notorio che questo procedimento penale abbia avuto un forte eco a livello mediatico la quale ha indubbiamente determinato una diminuzione della considerazione sociale della Teateservizi, essendo stata di certo minata la sua immagine di società seria, ligia, trasparente e rispettosa del principio di legalità». Per la partecipata del Comune il danno all’immagine ammonta a 74.840,14 euro perché, come da giurisprudenza, «si presume pari al doppio della somma di denaro illecitamente percepita dai dipendenti». Da qui la richiesta totale di 112.260,21 euro.
L’inchiesta dei carabinieri, coordinata dal pm Giancarlo Ciani, è partita da una denuncia presentata da Antonio Barbone, direttore generale della Teateservizi. Alcuni contribuenti, dopo aver ricevuto il sollecito di pagamento delle bollette dell’acqua, si sono presentati negli uffici per protestare e far presente di aver già saldato quelle fatture, consegnando il denaro contante agli addetti di Teateservizi. Quelle somme, però, non risultavano accreditate né sui conti correnti della società né su quelli intestati al Comune. Gli investigatori hanno poi scoperto mancati introiti anche per «le richieste di voltura utenza» e le «richieste di allacciamento nuova utenza del canone idrico»: per la prima pratica ogni contribuente deve versare 50 euro, mentre per la seconda 100 euro.
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