Invia i video porno di una prof: l’ex compagno finisce a processo

22 Maggio 2024

L’imputato inoltra i filmati osé alla fine della relazione: lo incastrano le prove trovate sui cellulari Un negoziante avvisa la vittima, che ora si costituisce parte civile e chiede 250mila euro di danni

CHIETI. Gira video mentre fa sesso con la compagna, una professoressa. E fin qui non c’è nulla di penalmente rilevante. Il problema è che, quando si lasciano, senza il consenso di lei, invia sul cellulare di altre persone quelle riprese a luci rosse in cui è chiaramente immortalato il viso della donna. Ieri mattina l’uomo è stato rinviato a giudizio dal giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Lucia Anna Campo (in aula c’era il pm Marika Ponziani), con l’accusa di «diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti», reato più conosciuto come revenge porn: la prima udienza del processo, davanti al tribunale di Chieti, è in programma il prossimo 18 novembre. Il nome dell’imputato non va pubblicato per tutelare l’identità della vittima, che si è costituita parte civile e chiede 250.000 euro di risarcimento dei danni.
LA SCOPERTA CHOC
La vicenda viene a galla nell’ottobre 2021, quando l’insegnante va a fare la spesa da un negoziante di fiducia e quest’ultimo le chiede informazioni sulla sua relazione sentimentale: «Ma ti sei lasciata? Mi hanno mostrato un video in cui stai facendo sesso con il tuo compagno», le rivela il commerciante. La donna è sotto choc: mai avrebbe potuto immaginare che quei filmati, realizzati dal fidanzato in un momento di intimità, sarebbero stati spiattellati in pubblica piazza. La professoressa prende coraggio e decide di denunciare tutto.
CELLULARI SEQUESTRATI
Gli investigatori, su delega della procura, perquisiscono l’abitazione dell’ex compagno della docente e sequestrano materiale informatico, tra cui due cellulari. Il pm nomina come consulente tecnico l’ingegnere Davide Ortolano e, dall’analisi degli smartphone, spuntano tre video di sesso in cui è ritrattata la coppia. È l’ulteriore prova che spinge la procura a esercitare l’azione penale nei confronti dell’uomo. Il resto è storia recente, con il decreto che dispone il giudizio firmato ieri dal gip De Ninis.
LA PARTE CIVILE
Dice l’avvocato Andrea Cerrone, che assiste la donna: «L’auspicio è che questa non sia l’ennesima occasione per prendersela con le vittime: nell’era digitale non può stupirci che la tecnologia varchi le barriere della nostra intimità, ma non è ammissibile che qualcuno se ne serva per fare del male alle altre persone».
LA DIFESA
L’imputato, assistito dall’avvocato Alessandra Picciani, potrà fornire la sua versione dei fatti e respingere le pesanti accuse nel corso del dibattimento.
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