L’Aca: «Niente acqua ai piani alti? I cittadini comprino l’autoclave»

30 Giugno 2021

Brandelli, presidente dell’azienda pubblica: «Chiusure necessarie perché le sorgenti sono ridotte Gli edifici con altezza superiore a 5 metri devono essere dotati di impianti per usufruire del servizio»

CHIETI. «Le chiusure temporanee si rendono necessarie per le criticità in cui vertono le sorgenti che si sono significativamente impoverite, sia a causa della siccità, sia anche per i consumi eccezionali per l’emergenza sanitaria». La presidente dell’Aca Giovanna Brandelli, alle prese con le numerose chiusure idriche ordinate in molti dei 64 Comuni serviti, tira dritto per la sua strada. Spiega che, non essendoci sufficiente acqua alle sorgenti, l’azienda consortile acquedottistica non può fare altro che razionare. Di qui il piano di chiusure notturne che riguardano anche il capoluogo teatino, già fortemente penalizzato nella parte bassa della città dove il problema è la pressione del flusso idrico, che fa sì che agli ultimi piani delle palazzine senza autoclave esca solo un filo d’acqua in diversi mesi dell’anno ma soprattutto d'estate.
SORGENTI A SECCO Le poche precipitazioni che ci sono state, secondo l’Aca, non sono bastate a raggiungere livelli standard di ricarica delle sorgenti. Da domenica scorsa fino a domenica prossima l’Aca ha quindi ordinato chiusure notturne su tutta Chieti Scalo dalla 23 alle 5.30. Ma l’azienda non è in grado di prevedere se la settimana di acqua razionata basterà per far fronte alla situazione. «Aca non gioca alle chiusure», dice la presidente, «impiegando personale che lavora di notte per chiudere e aprire i serbatoi per tutelare la risorsa e garantire che ci sia acqua durante il giorno e intensificando il presidio del territorio. La crisi idrica c’è. Non a caso nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono una serie di misure per la riduzione delle perdite nelle reti. Si ribadisce un appello all'uso responsabile della risorsa potabile: infatti anche i consorzi di bonifica stanno razionalizzando la risorsa per l’irrigazione e molti non si preoccupano di utilizzare in maniera impropria l’acqua potabile».
AUTOCLAVI Quanto al problema delle palazzine senza autoclave, con gli ultimi piani a secco di notte e con un solo filo d'acqua di giorno, l’Aca rimanda la responsabilità agli inquilini: «È necessario», dice Brandelli, «come previsto dalla Carta dei servizi, che gli edifici con altezza superiore a 5 metri siano dotati di autoclave, sia per garantire la distribuzione ai piani più alti sia per garantire un accumulo locale. La pressione con cui viene erogata l'acqua in rete risponde al contratto di servizio e a precise norme tecniche di uso sostenibile della risorsa idrica. Negli anni passati, in difetto di norme, si tendeva ad aumentare la pressione di mandata per arrivare ai piani più alti dei condomini privi di autoclave: questo ha creato danni enormi alla integrità delle reti, che oggi sono oggetto di riparazione, sostituzione, manutenzione ordinaria e straordinaria. Aca sta lavorando sulla ricerca non distruttiva delle perdite».
PROTESTE Ma a Chieti Scalo monta la protesta. Dario Gentile abita al quarto piano di una palazzina del centrale viale Croce: «La notte non c’è acqua», dice, «e il giorno, in questo periodo ma anche in alcuni periodi invernali, ce n’è solo un filo. Caldaia bruciata, elettrodomestici in tilt, si va avanti con secchi da riempire e acqua comprata. Noi paghiamo le bollette, ma se avanti in questo modo smettiamo di pagarle. Senza contare che sono andato più volte negli uffici Aca di Chieti e non ho mai trovato qualcuno con cui parlare». E purtroppo i problemi di pressione idrica non sono solo allo Scalo. Anche in collina in alcune zone riuscire a farsi una doccia senza rompere la caldaia sembra sia diventata un'impresa difficile.
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