L’autopsia sul fratello minore conferma la morte per asfissia

Gli accertamenti eseguiti su Roberto Tatasciore, che si è tolto la vita dopo aver strangolato Antonio Funerali non ancora fissati: il secondo esame è stato rinviato per la positività al Covid della vittima
ORTONA. Asfissia meccanica da impiccamento: è la conferma che arriva dall’autopsia eseguita ieri sul corpo di Roberto Tatasciore, il 70enne di Ortona che domenica scorsa si è tolto la vita dopo aver ucciso il fratello Antonio Tatasciore nell’abitazione di via Tripoli in cui i due risiedevano. L’esame autoptico è stato condotto nell’obitorio dell’ospedale di Chieti dal medico legale Marco Piattelli. Non è stato invece possibile condurre gli stessi accertamenti su Antonio, fratello maggiore di quattro anni, in quanto la salma è risultata positiva al test del Covid-19. In questo caso l’autopsia verrà fatta nei prossimi giorni a Fermo, nelle Marche. Non è stata ancora fissata la data del funerale del 70enne, anche se da oggi dovrebbe essere allestita la camera ardente nella casa funeraria Masciangelo in contrada Tamarete a Ortona.
L’omicidio-suicidio si è consumato tre giorni fa nel centro cittadino. Roberto ha ucciso il fratello, disabile grave, strangolandolo con un cavo elettrico sulla poltrona. Poi si è tolto la vita, impiccandosi con una corda fissata al sostegno di un letto per invalidi. Una tragedia della disperazione che ha sconvolto l’intera città. Il 70enne pensionato viveva per il fratello Antonio, di quattro anni maggiore. Le indagini sul dramma familiare sono state affidate ai carabinieri della compagnia di Ortona sotto il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani.
La scoperta dei due corpi senza vita è stata fatta domenica sera, intorno alle 18.30, dal terzo fratello, Tommaso Tatasciore, che si era recato di nuovo dai fratelli per la consueta visita serale. Dopo che nessuno aveva risposto al campanello, ha aperto da solo la porta dell’appartamento, di cui aveva le chiavi, e si è trovato davanti alla scena drammatica, con uno dei due fratelli in camera da letto e l’altro nel salotto. Inutili i soccorsi allertati immediatamente. Fin da subito è stato evidente come si trattasse di un omicidio-suicidio; gli investigatori ha raccolto le testimonianze sulle ultime ore di vita dei fratelli e in serata i corpi sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti.
Il movente della vicenda è stato poi svelato da una lettera scritta da Roberto Tatasciatore, lasciata nella cucina dell’appartamento: non voleva separarsi dal fratello disabile che, di lì a pochi giorni, sarebbe stato portato in una struttura residenziale; non sopportava l’idea di allontanarsi da lui dopo avergli dedicato un’intera vita.
Roberto era stato un dipendente della Samputensili, ditta specializzata nel settore metalmeccanico che aveva la sede sulla strada Marrucina; Antonio, nonostante la sua disabilità, aveva lavorato come usciere all’Ufficio territoriale per l’agricoltura a Lanciano.
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