«L’obitorio dell’ospedale è una vergogna»

9 Novembre 2016

ATESSA. «L’obitorio del nostro ospedale è una vera vergogna». A puntare il dito verso le condizioni critiche di uno dei luoghi più carichi di valore emozionale è il sindaco Nicola Cicchitti. Il...

ATESSA. «L’obitorio del nostro ospedale è una vera vergogna». A puntare il dito verso le condizioni critiche di uno dei luoghi più carichi di valore emozionale è il sindaco Nicola Cicchitti. Il primo cittadino aveva già segnalato, sei anni fa, la precarietà dell’obitorio alla dirigenza della Asl. In questo tempo, però, la situazione si è aggravata. «Domenica scorsa», racconta Cicchitti, «sono andato all’obitorio per far visita a due conoscenti deceduti e mi sono vergognato, come primo cittadino, per l’indecenza in cui versa. Da diversi anni mi batto per far rimuovere il deposito di rifiuti ospedalieri a ridosso della camera mortuaria che, oltre a non essere un bel vedere, in estate emettono odori nauseabondi. Domenica, a causa dello scirocco, quel materiale era tutto riversato vicino all’accesso dell’obitorio. Inoltre», continua il primo cittadino, «fuori era buio pesto e dentro una vera indecenza poiché non è pensabile, visto che oramai nell’ospedale c’è solo il reparto di lungodegenza, che vi sia un unico angusto ambiente dove spesso vi sono tre salme e le relative parentele».

Viene meno il momento, intimo, di ricordo e raccoglimento, necessario in circostanze come queste. Cicchitti, nel 2010, aveva proposto alla direzione sanitaria lo spostamento dei cassonetti in un altro luogo da realizzare; la spesa necessaria era stata stimata in 2mila euro. «Dopo sei anni nulla è stato fatto. L’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci», critica Cicchitti, «se non si pone questi piccoli problemi, figuriamoci se può essere sufficientemente attento alla salute degli abruzzesi». Certo, lo spostamento dei cassonetti e il ripristino di un’adeguata illuminazione sono problemi immediati da risolvere ma, ancor più importante, è la soluzione della promiscuità, in un’unica camera di più defunti. (m.d.n.)

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