L’opera dei ragazzi del Fermi messa in scena in carcere

8 Dicembre 2015

LANCIANO. Porta il teatro nel carcere l’istituto Fermi. Si chiama “Bene e beni comuni” il progetto teatrale realizzato da 15 ragazzi tra i 14 e i 18 anni dell’istituto superiore Fermi, con la...

LANCIANO. Porta il teatro nel carcere l’istituto Fermi. Si chiama “Bene e beni comuni” il progetto teatrale realizzato da 15 ragazzi tra i 14 e i 18 anni dell’istituto superiore Fermi, con la collaborazione dall'associazione 'Davide Orecchioni Onlus' e dell’'Agenzia per la promozione culturale di Lanciano che giovedì 10 dicembre, alle 15, si terrà in anteprima al carcere di Villa Stanazzo, mentre il 16 dicembre alle 18.30 si svolgerà nella sala convegni della sede dell'Agenzia per la promozione culturale di Lanciano in via dei Frentani. «Lo spettacolo», ha detto Eva Martelli attrice e direttrice artista del progetto, «è ricco di implicazioni educative che riguardano la formazione del cittadino e la sfera dei diritti. Gli studenti hanno lavorato attivamente al tema. Sono poi stati loro a preparare i testi, a scegliere e montare le immagini e le musiche e sono stati protagonisti nella produzione di materiali multimediali». «É un progetto che getta un ponte tra la scuola e il carcere, il territorio», ha aggiunto Mariella Di Lallo, presidente dell'Associazione 'Davide Orecchioni Onlus' e docente del Fermi «che deve dare, e dà, un valore al concetto di bene comune spesso vuotato di ogni significato e deve formare il cittadino». «Alla parte teorica che si affronta in classe, si aggiunge quella pratica che ha portato alla realizzazione di questo spettacolo», ha continuato Antonella Frattura, docente di diritto e vice preside del Fermi «che ha avvicinato gli alunni ad una realtà, quella del carcere, sconosciuta e vista in modo travisato rispetto alla realtà».

Uno spettacolo che toccherà le corde delle emozioni dei detenuti che potranno riflettere sul “bene comune” che, con i loro gesti hanno spesso calpestato. E che, ironia della sorte, riescono a recuperare proprio in carcere, nella riscoperta degli spazi comuni, nei pasti, nei progetti che svolgono assieme all’interno della struttura di Villa Stanazzo. (t.d.r.)