L’ultimo saluto a Di Paolo, gigante buono

Il figlio Pino ricorda la sua passione per lo sport: «Marco era un rugbista intellettuale»
CHIETI. Non poteva che essere la sua squadra di rugby a trasportarlo via per sempre. Con tanto rispetto e tanta dignità. Ieri la chiesa di Sant'Antonio Abate era gremita. Tutti lì per lui, per Marco Luigi Di Paolo che se n'è andato improvvisamente a 55 anni. E che era amato da tanti: «Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Come un fiume che trascina. Ma io sono il fiume».
A ricordarlo così la figlia Francesca. Poi il figlio Pino. Che si rivolge a sua figlia, la piccola nipote di Marco: «Voglio raccontarti una storia. Quella di un gigante buono. Quella di un rugbista intellettuale. Che ti dava ogni volta un consiglio giusto. Che non era elegante ma aveva classe. Che viveva nella casa dei libri. Bastava uno sguardo per capire che ti amava. Ti avrebbe insegnato a vivere con coraggio».
E poi tanti ex rugbisti della Polisportiva Abruzzo Rugby, di cui Di Paolo era stato lo storico capitano. E alla fine della cerimonia per lui c'è un urrà: «Marco resterà uno dei migliori. Era lui che mi veniva a prendere per andare a fare allenamento. Era un gigante, non solo nel fisico. Non pretendeva mai nulla. Ciò che io sono, lo devo a lui», continua l'attuale allenatore e direttore sportivo della squadra Marco Trivellone. L’addio è nel ricordo di ciò che Marco ha insegnato, durante i suoi intesi anni di vita nella Confesercenti e all'interno del suo percorso nella sinistra teatina: «La vostra presenza è commovente» dice il parroco don Donatello Pellicciotta «I ricordi diventeranno memoria». Ieri in tanti anche dalla Pallacanestro Chieti, di cui Pino è l'attuale vice allenatore. Ci sono anche i ragazzi dell'under 15, come tanti i politici e le persone che con Marco hanno condiviso un lungo, intenso viaggio di lotte. E infine Pino, che alla figlia vuole ancora raccontare del nonno: «Quando la vita ti umilia, quando sei messa in disparte resta serena. Non fare come lui. Perché lui era un gigante buono. Era tuo nonno». (e.r.)

