La Asl: contagi nelle feste abusive così gli ospedali rimangono pieni

Il direttore del Dipartimento di prevenzione: «Numerosi multati sono poi risultati positivi al virus Ci sono segnali di miglioramento, ma non si può abbassare la guardia: difficoltà a trovare posti letto»
CHIETI. I focolai sono scoppiati a tavola. Durante feste abusive e cene allargate, per il caffè della domenica pomeriggio con il vicino di casa, davanti a una pizza con gli amici o tra famiglie diverse. Emerge anche questo dall’enorme mole di dati che il Dipartimento di prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti, guidato da Giuseppe Torzi, sta analizzando per tracciare i contatti dei positivi e ripercorrere i motivi che hanno portato al contagio. Tutto è legato a comportamenti irresponsabili, spesso sanzionati da carabinieri e polizia che hanno aumentato i controlli dopo il pugno di ferro ordinato dal prefetto Armando Forgione e dal questore Annino Gargano.
L’ANALISI DEI CONTAGI «Abbiamo avuto numerosi casi di persone risultate positive al Covid dopo essere state multate per aver partecipato a feste e compleanni», conferma Torzi. «E si tratta solo di una piccola parte, perché spesso i contagi sono stati innescati da occasioni conviviali in cui le forze dell’ordine non sono intervenute. Fare una statistica è impossibile, ma di certo i momenti di aggregazione hanno favorito, e non poco, la diffusione del virus. Soprattutto in questo periodo: con la prevalenza della variante inglese, è sufficiente anche una bassa carica virale per il contagio». Nelle ultime due settimane, stando al recente bollettino della task force istituita dall’azienda sanitaria, si è registrata una frenata dei casi. Dai 165 positivi al giorno del 28 febbraio scorso, siamo passati a 117: 48 in meno. Ma feste e altri atteggiamenti sconsiderati rischiano di incidere negativamente.
I PRECEDENTI L’elenco dei precedenti è lungo: dalla festa di 18 anni in una casa di Chieti Scalo con tanto di fuochi d’artificio alla cena tra amici con le foto della serata pubblicate su Instagram, dai picnic con formaggi, salumi e damigiane di vino a Roccamontepiano alle notti di eccessi tra universitari che hanno trasformato piccoli appartamenti in bar di fortuna. Uscendo dagli ambienti domestici, c’è chi ancora non si rassegna a rinunciare al rito dell’aperitivo del sabato, come dimostra la ventina di giovani beccata fuori da un locale di Francavilla al Mare con i bicchieri in mano e le mascherine a mo’ di collana.
IL DISTANZIAMENTO «Buona parte dei contagi», prosegue Torzi, «è legata a un allentamento del distanziamento sociale e delle misure di prevenzione. In altre parole: alla voglia di riconquistare momenti di normalità che, però, adesso non sono assolutamente consentiti. Qualche esempio? Viaggi in macchina senza mascherina, una pausa caffè insieme agli amici davanti al bar, una pizza mangiata in compagnia. Alla base dei focolai ci sono sempre episodi del genere. Oppure comuni disattenzioni che si verificano nel momento in cui si abbassano le misure di difesa nei confronti del virus, come quando si va in giro senza mascherina, non si sanificano spesso le mani e non si arieggiano gli ambienti». Sembra plausibile, spiega l’analisi degli esperti guidati da Torzi, che l’area metropolitana di Chieti-Pescara abbia subito per prima (a metà febbraio, insieme a Bolzano e Perugia) la diffusione delle varianti del coronavirus. Come ogni ondata, l’epidemia è ora in fase di discesa. Ma la curva decrescente non significa ritrovarsi già fuori dall’emergenza.
ATTENZIONE ALTA «Il numero di casi rispetto ai tamponi effettuati resta significativo: vuol dire che, dal punto di vista epidemiologico, c’è una circolazione virale ancora abbastanza rilevante», ribadisce Torzi. «Le misure per evitare la diffusione del virus non possono essere assolutamente allentate, pur registrando segnali di miglioramento per quanto riguarda le percentuali dei contagiati. Anche perché l’incremento della positività avuto in passato ha causato una saturazione degli ospedali. Non si può pensare di tornare alla normalità se ci sono ancora difficoltà a trovare un posto letto per chi ha bisogno di un ricovero. E il discorso va fatto a livello regionale e non provinciale». Vietato abbassare la guardia, dunque. «L’invito è alla massima attenzione», raccomanda Torzi, «sia per agevolare la vaccinazione che per evitare di vanificare gli sforzi fatti. Se tutto dovesse andare secondo le stime e venissero rispettati gli impegni per la fornitura dei vaccini, a breve potremmo tornare a vivere».
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