La buona scuola, a Chieti i prof festeggiano il posto fisso

15 Settembre 2015

Le storie dei prof immessi in ruolo. Ma sono tanti i prof fuori sede che per quest’anno saranno ancora supplenti a casa loro. C'è Anche il caso del precario di Bucchianico ottiene il posto fisso a Pescara dopo 24 anni di sacrifici

CHIETI. Una vita da precario, che finalmente ha trovato un punto fermo, dopo un barcamenarsi tra scuola e lavori privati. Il tutto, a quattro anni della pensione. Paride Zappacosta, 62 anni, di Bucchianico è diventato insegnante di ruolo a Pescara. Era dal 1991, laureato in in Scienze biologiche, si divideva tra l’insegnamento a scuola e i laboratori privati («tutta attività lavorativa autorizzata dal Ministero», precisa lui stesso). Anche perché, è ovvio, con uno stipendio da precario c’è poco da scialare, visto anche che nei mesi estivi non si è nemmeno pagati. Ma da ieri, finalmente la svolta.

Per Zappacosta, come per altri quattordici, nella provincia di Pescara è arrivata l’ora del posto fisso a scuola, per via della cosiddetta “fase B" della riforma della scuola. Destinazione: l’Iis A. Volta.

«Per venticinque anni sono sopravvissuto», racconta, «arrangiandomi lavorando tra scuola e laboratori privati di analisi. Ora, finalmente, il posto fisso». Ma è già ora di pensare alla pensione. O quasi. «Adesso potrò anche riscattare la pensione», aggiunge l’insegnante. «Ma sarà costoso farlo», gli fa subito notare una collega.

Sono arrivati per la maggior parte da fuori regione, disposti a tutto pur di chiudere una vita da precario e diventare finalmente insegnanti di ruolo. Ieri mattina nella sede dell’istituto “Pomilio” c’è stata la nomina dei docenti di seconda fascia, gli ultimi ad andare a ricoprire un ruolo stabile, a tempo indeterminato. Sì perché la scuola è ufficialmente iniziata ma i professori non ci sono ancora tutti. Come d’altronde neanche tutto il personale Ata, bidelli compresi, è al proprio posto. Per i futuri docenti di ruolo, invece, quella di ieri è stata quasi una festa. Con tanto di foto ricordo con in mano il fatidico foglio d’assunzione e congratulazioni da parte dei familiari al seguito. Ciro Bifulco è il nuovo insegnante di chimica in un istituto superiore di Chieti. Per firmare l’accettazione dell’incarico è arrivato il giorno prima da Pompei, dove vive con la famiglia, ha affittato un camera d’albergo dove ha passato la notte e poi alle 8.30 del mattino, due ore prima della convocazione del Provveditorato, si è presentato al “Pomilio”. A Chieti, però, almeno per quest’anno, non verrà ad insegnare. Come i suoi colleghi a inizio settembre ha accettato una supplenza vicino casa e dunque a Chieti dovranno trovare un sostituto. «A marzo farò domanda di trasferimento», dice, «e se me l’accettano non sarò costretto a lavorare così lontano da casa. Stessa situazione per Maria Sepede e Serena Valente di Campobasso, diventate insegnanti di ruolo a San Salvo. «Si spera nella mobilità», dicono. Anche Silvia Maracino, di Termoli, festeggia la nomina alla scuola d’infanzia di Casoli, dove per quest’anno non si recherà, avendo come gli altri già accettato una supplenza a Termoli. “Anche io chiederò il trasferimento».

Vincenzino Raglione è un docente di chitarra della provincia aquilana nominato di ruolo a Castel Frentano, anche per lui stessa trafila degli altri: supplenza nell’aquilano e poi richiesta di mobilità. E intanto, si festeggia un posto sicuro, con stipendio anche nei mesi di luglio e agosto.(v.d.l., a.i.)