La Cantina di Ortona investe sui 300 soci

Rinasce la società Caldora con l’imprenditore Valentino Sciotti
ORTONA. Nuovi investimenti, tanti progetti di crescita ancora rigorosamente top secret per motivi di concorrenza, una politica improntata alla massima trasparenza.
Si snoda attraverso queste linee guida il nuovo corso della Cantina di Ortona, che è riuscita a riattivare la società Caldora, un “gioiello” che esportava con successo in quasi 30 Paesi, e che riprenderà l’attività dal mese prossimo continuando a garantire lavoro per 14 famiglie.
Di tutto questo, e di molto altro, si parla oggi nel corso dell’assemblea dei soci della Cantina Di Ortona, convocata dal presidente Massimiliano Di Bartolomeo, l’artefice del cambiamento, col direttore Giuseppe Lamona.
«Devo dire», esordisce Lamona, «che tutto questo è stato possibile grazie al presidente Massimiliano Di Bartolomeo e all’avallo del consiglio di amministrazione». Lamona, che da “appena” 44 anni svolge la professione di enologo, ha le idee ben chiare sul futuro della Cantina di Ortona.
«Siamo in una posizione strategica, e questo ci mette nella condizione di fare scelte importanti. Innanzitutto, pur essendo una cooperativa, intendiamo dare un’impronta privatistica alla gestione, perché il nostro obiettivo è dare maggior reddito ai soci, metterli nelle condizioni di lavorare al meglio delle loro possibilità. In dieci mesi siamo riusciti a ridurre i costi di quasi 500mila euro».
Per fare questo Lamona ha introdotto un più efficace controllo di gestione, e dell’ottimizzazione di tutti i settori della cantina.
«La cantina stava invecchiando», aggiunge, «pensi, che non disponeva neanche di un mezzo di locomozione. Adesso stiamo lavorando per renderla più moderna, tecnologicamente all’avanguardia, per poter acquisire una clientela di livello sempre più alto». Gli obiettivi da raggiungere, spiega il presidente Massimiliano Di Bartolomeo, sono l’aumento della quantità di prodotto lavorato, e soprattutto, dare certezze ai soci. «L’aria, adesso, è cambiata», chiarisce, «e lo dirò nel corso dell’assemblea. Il nostro obiettivo prioritario è dare il massimo reddito ai soci. Ad esempio, per quanto riguarda le liquidazioni, voglio introdurre un sistema innovativo, che parta dal comunicare subito il prezzo dell’uva. In questo modo i soci possono regolarsi, e decidere se conferire a noi l’uva, cambiare cooperativa o rivolgersi al libero mercato. Massima trasparenza, insomma. Inoltre, già a partire da quest’anno, a Natale in concomitanza della liquidazione della campagna 2016, i soci verranno informati dei prezzi dell’uva della campagna 2017, così da poter meglio programmare o pianificare i propri investimenti».
Una rivoluzione, dunque, che metterà i soci nella condizione di scegliere liberamente, al riparo da “sorprese”, magari procrastinate di un anno.
In tutto questo si inserisce anche la ripresa dell’attività della società Caldora, compartecipata da Farnese Vini della persona di Valentino Sciotti, uno degli imprenditori abruzzesi più importanti nel panorama enologico, non solo abruzzese.
La riattivazione della società Caldora porterà importati benefici finanziari alla cooperativa, evitando una consistente, ulteriore perdita.
«Mai prima d’ora», conclude il presidente Massimiliano Di Bartolomeo, «la cantina di Ortona aveva delineato in maniera così chiara le proprie strategie, e rinnovato le proprie energie per garantire ai soci, colonna portante della cooperativa, il maggior reddito possibile per valorizzare il loro lavoro. Siamo convinti che così facendo possiamo avere la loro fiducia, che per noi, in questo momento, è la cosa più importante poiché senza di questa il nostro lavoro non porterà i risultati sperati. Un ringraziamento va fatto a tutti i dipendenti, che hanno contribuito a rinnovare la gestione tecnico-amministrativa e commerciale di Cantina di Ortona».
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