La città esclusa dal comitato Asl La minoranza: Paolini si dimetta

Non si placano le reazioni alla mancata elezione del sindaco nell’organismo: al suo posto Chieffo (Gissi) Campitelli: non si fa fuori un comune con l’ospedale Dea di primo livello. De Rentiis: facciamo autocritica
LANCIANO. «Dilettanti allo sbaraglio, città isolata, centrodestra incapace di fare squadra e sindaco Paolini inconsistente politicamente». Non si fanno attendere le durissime reazioni della minoranza sulla mancata elezione, all'interno del comitato ristretto dei sindaci Asl, del sindaco di Lanciano, Filippo Paolini, a guida di una «città capofila e dove ha sede il Renzetti, Dea di primo livello», rimasta invece fuori dall'organo collegiale. Un pasticcio tutto politico che, molto probabilmente, è figlio di quelle crepe che hanno cominciato a delinearsi all'interno del centrodestra locale e dell'amministrazione frentana prima, durante e dopo le elezioni regionali.
«Una brutta pagina della politica locale, Paolini dovrebbe dimettersi», interviene la consigliera di “Lanciano in comune”, Dora Bendotti, «visto che politicamente è ormai solo. Non soltanto nel centrodestra, ma anche all’interno della sua stessa giunta. Da tempo si assiste a un gioco delle parti all’interno dell’amministrazione in carica, ostaggio di partiti e personalismi», prosegue Bendotti, «eppure nessuno si è fermato per fare autocritica, fin dai tempi della nascita di nuovi gruppi nella maggioranza. Nessuno ha dialogato con il territorio, con quei sindaci di centrodestra i cui cittadini si servono giustamente dei servizi sanitari lancianesi, ma che al momento del bisogno non si presentano o non votano, a danno non solo di quei cittadini, ma di tutto il territorio». Per l'esponente della minoranza Paolini sconterebbe anche «il silenzio assordante sulle tante questioni legate alla malasanità, non ultima quella riguardante la chiusura dell’hospice» e «una politica sanitaria debole, scialba, quasi connivente con certe scelte scellerate dell’attuale dirigenza Asl».
«Spettava al centrodestra fare in modo che Lanciano entrasse nel comitato dei sindaci», ragiona invece il consigliere di Azione, Giacinto Verna, «ma hanno prevalso altre logiche a discapito di Lanciano. Paolini, dal canto suo, si è dimostrato incapace e politicamente non lucido, ritirando la sua candidatura quando ha capito di non avere chance. E i suoi? Dei dilettanti allo sbaraglio, che candidano il proprio sindaco senza alcun accordo con gli alleati. Questa è la riprova del fatto che Paolini non gode di credibilità nemmeno tra i sindaci del suo stesso schieramento, che evidentemente in questi 30 mesi lo hanno visto portavoce passivo della Regione e del manager Asl. Lanciano, nonostante la sbandierata filiera regionale, non conta più nulla politicamente. Anzi soccombe davanti al “blocco vastese” che invece lotta e si muove compatto a favore del proprio territorio».
E dal centrodestra, dopo l'invito dell'assessore e coordinatrice cittadina di Forza Italia, Tonia Paolucci, a «spiegare ai lancianesi quello che si spera sia stato un disguido», arrivano altri commenti. «Quella operata», interviene il consigliere regionale Nicola Campitelli, «è stata una scelta sintesi di un voto dei sindaci, su cui esprimo rammarico, poiché non si può lasciare fuori dal comitato ristretto il comune di un ospedale Dea di primo livello. Per quanto mi risulta sembrava che ci fosse un accordo tra i rappresentanti dei partiti di centrodestra per convergere tutti sul primo cittadino di Lanciano. Evidentemente qualcuno ha fatto altre valutazioni». «Dovremmo tutti fare autocritica», chiosa il consigliere comunale Fernando De Rentiis, «ma mi domando come mai gli esponenti di peso di questa amministrazione, con ruoli importanti nei partiti a livello provinciale non abbiano operato in favore di questa scelta. Abbiamo tutti firmato un ordine del giorno a sostegno di Paolini, poi che cosa è accaduto?».
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