La città piange don Enzio il vescovo della Squilla

18 Dicembre 2019

Si è spento ieri nell’ospedale Renzetti dove era ricoverato in seguito a una caduta Le reazioni di Cipollone, Ghidelli e Pupillo. Funerale oggi alle 15.30 nella basilica

LANCIANO. Preghiere sussurrate, segni della croce, carezze leggere, lacrime e sorrisi. È il saluto dei fedeli frentani all’arcivescovo emerito Enzio D’Antonio, morto alle prime luci dell’alba di ieri, a 94 anni, all’ospedale Renzetti, per complicazioni sorte in seguito a una caduta. La salma esposta nella cattedrale della Madonna del Ponte è stata onorata da molti. “Don Enzio”, come amava farsi chiamare, ha guidato l’arcidiocesi di Lanciano- Ortona per 18 anni e se ne è andato proprio nei giorni che precedono la Squilla, una delle tradizioni più care ai lancianesi che proprio lui rinvigorì. D’Antonio nel 1982, appena tornato nella sua città natia come arcivescovo, volle riportare alle origini questa tradizione ripristinando il pellegrinaggio fino alla chiesa dell’Iconicella seguito dai fedeli. Tradizione che sentiva particolarmente sua, essendo nato a Lanciano il 16 maggio 1925.
Uomo di grande cultura, studioso che si è occupato della sistemazione del grande patrimonio artistico, culturale e archivistico della diocesi, monsignor D’Antonio era una persona schiva ma sempre disponile verso gli altri. «Ho apprezzato la sua correttezza, rigore morale, riservatezza, dedizione a Dio e alla Chiesa», dice l’attuale arcivescovo Emidio Cipollone. «Era molto schivo, tanto che in occasione dei suoi 90 anni e dei 40 anni di sacerdozio non ha neanche voluto festeggiare con una messa di ringraziamento: “preghi il Signore per me”, mi disse. Da ricercatore, ha messo in ordine l’archivio diocesano, ha collaborato con la Cei. Era tanto riservato ma di cuore».
Commosso il ricordo di monsignor Carlo Ghidelli, che da lui ricevette il testimone per guidare la chiesa frentana. «Ho avuto la triste notizia della morte di don Enzio, a tutti noi molto caro, dal vescovo Emidio», dice il vescovo emerito Ghidelli. «Ho una particolare riconoscenza verso di lui, di cui ho sempre ammirato e apprezzato la discrezione e la delicatezza. L’ho visitato qualche mese fa e non mi aspettavo questa ferale notizia. Lo raccomando alla misericordia di Dio e prego affinché dall’alto continui a proteggere la sua amata diocesi; lui che era figlio di questa terra».
Cordoglio di fedeli, conoscenti, amministratori. «Era sempre disponibile»; «Ha riaperto la cattedrale dopo 12 anni di lavori per il terremoto»; dicono i più. Molti i lavori di restauro fatti sotto il suo episcopato: ha riaperto al pubblico l’archivio e la biblioteca diocesana con il vicario don Guido Scotti; ha avviato l’inventario del patrimonio artistico della diocesi che ha poi permesso di aprire i due musei diocesani di Lanciano e Ortona.
«È una notizia che ci addolora, perché tutta la comunità frentana ha potuto conoscere le qualità umane e pastorali di monsignor Enzio», dice il sindaco Mario Pupillo, «ha curato nei minimi dettagli la sua missione pastorale, dato grande attenzione e importanza anche alla formazione, sia dei sacerdoti e sia dei laici con la scuola di teologia. Profondo conoscitore della storia di Lanciano, ricordo con grande affetto e gratitudine molte delle sue omelie. Uomo riservato in apparenza, ma dalla grande umanità, capace come pochi di aprirsi agli altri e all’altro, non solo nel momento del bisogno. Una personalità spirituale, umana, culturale di un livello straordinario».
Il funerale oggi, alle 15.30, nella cattedrale. Sarà celebrato da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara. Valentinetti fu vicario generale della diocesi di Lanciano-Ortona accanto a D’Antonio, che ha chiesto che fosse lui a celebrare le sue esequie.
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