La città protesta per il Cda senza teatini

Chieti fuori dal consiglio dell’Ateneo. Angeloni: andremo dal rettore. Sicari: territorio mortificato. Febbo: un oltraggio
CHIETI. Giustino Angeloni, coordinatore delle 108 associazioni culturali di Chieti, non ha dubbi: il rettore Carmine Di Ilio deve chiarire e anche presto. Si è fatta vibrante la protesta di Chieti contro la nomina del nuovo Cda dell’università D’Annunzio con gli esterni tutti del Pescarese. E la prossima settimana qualcuno chiederà conto delle scelte fatte al rettore.
«Chieti è stata ignorata del tutto. Saranno anche illustrissimi i tre componenti esterni scelti», sostiene l’ingegnere Angeloni, «ma registriamo che la nostra città non è rappresentata. Ciò cozza con la volontà di riportare qualche facoltà sul Colle e non vedo chi possa impegnarsi per farlo con questo Cda. Sorge un dubbio: se è vero o no che nell’ex caserma Bucciante, oggetto di tanti studi anche della Regione, l’università voglia mettere davvero una facoltà. Se fosse stata vera questa scelta, allora ci voleva un membro di Chieti nel Cda della D’Annunzio per seguire l’iter dell’ex Bucciante. Eppure su questa vicenda si era mossa la città raccogliendo 8 mila firme. Che cosa facciamo adesso?», si chiede Angeloni, «la prossima settimana riuniremo la nostra consulta per stilare un documento e andare a parlare col rettore e chiedergli la ragione di quanto è stato fatto».
Per Cristiano Sicari, presidente della deputazione del Teatro Marrucino, «non c’è nulla da dire sulle persone elette, che hanno tutti i requisiti per stare dove sono. Ma rilevo che la D’Annunzio, che ha nel suo Dna quella di essere l’università Chieti e Pescara, non esprime alcun nome della nostra città e questa mi pare una mortificazione del territorio e delle persone che avrebbero potuto ricoprire quel ruolo con dignità».
Sulla vicenda va giù duro anche Mauro Febbo (FI), presidente della Commissione vigilanza del consiglio regionale. «Rinnovato e politicizzato il nuovo organo esecutivo dell’università D’Annunzio. Scelta che, al di là dei meriti dei nuovi nominati e degli interni, fatta dal rettore Di Ilio, rammarica e mortifica la città di Chieti, vista l’assenza di rappresentanti teatini e del territorio provinciale». Per Febbo si tratta di «una scelta certamente legittima, ma illogica e sbagliata, sbilanciata nella rappresentatività territoriale dove analizzando i nomi, si evince sia una concentrazione territoriale univoca e sia un’appartenenza politica chiara che si collega direttamente a chi oggi fa il presidente della Regione (Luciano D’Alfonso, ndc) ma continua ad operare e gestire come se fosse ancora il sindaco di Pescara. È un ulteriore oltraggio e schiaffo a Chieti», spiega Febbo, «che arriva dopo la chiusura del settore Ufficio ambiente della Provincia, il trasferimento della sede amministrativa di Tua, la concessione della deroga alla chiusura solo per gli ospedali di Penne e Popoli penalizzando gli ospedali di Ortona, Atessa, Gissi e Guardiagrele, la chiusura delle solo guardie mediche della provincia, l’assegnazione dei fondi sul dissesto idrogeologico che vedono Chieti cancellata e la provincia mortificata».

