La Corte dei Conti: troppi debiti, controlli inadeguati a Teateservizi

14 Dicembre 2020

Ecco gli ultimi richiami dei giudici contabili all’ex amministrazione Di Primio: mai attuate le azioni richieste Ma adesso gli atti sono finiti alla procura erariale: politici e funzionari pubblici rischiano di pagare i danni 

CHIETI. «Inadeguatezza del controllo sugli organismi partecipati». A partire dalla Teateservizi, la società al 100% del Comune che si occupa della riscossione delle tasse. E poi debiti su debiti fino al traguardo di una «forte, rilevante e perdurante crisi di liquidità». Così i conti del Comune sono peggiorati anno dopo anno. È la Corte dei Conti a denunciare «gravi irregolarità» invocando «la tempestiva adozione delle necessarie misure correttive». Ma quegli allarmi della magistratura contabile – non un caso isolato ma lanciati «in più occasioni» anche negli ultimi due anni – non sono stati raccolti dal centrodestra al potere dal 2010: adesso, il disavanzo è arrivato a 56 milioni di euro e la città viaggia verso il predissesto finanziario. Significa la necessità di un piano di salvataggio del Comune che costerà sacrifici anche ai cittadini: tasse al massimo, tagli agli stipendi dei dipendenti comunali, stop alle assunzioni e tagli alle spese con servizi ridotti. A stretto giro, l’amministrazione Ferrara, insediata da due mesi, potrebbe dichiarare il predissesto.
ECCO I DOCUMENTI Le ultime due relazioni della Corte dei Conti sul Comune, una del 2018 e l’altra del 2019 firmata dalla presidente Manuela Arrigucci, contestano la gestione dell’ex amministrazione di Umberto Di Primio, sindaco per due mandati: per i giudici contabili, i punti critici sono la gestione della Teateservizi, che incassa troppo poco, e il ricorso «costante e prolungato» all’indebitamento. Gli atti della Corte dei Conti precedono la relazione del 18 gennaio 2020 del dirigente comunale Franco Rispoli in cui si dice: «Diventa improcrastinabile cambiare il senso di marcia». Una relazione decisiva per il futuro del Comune.
CONTROLLI ASSENTI Sul primo fronte, oltre a denunciare i mancati controlli del Comune sulla partecipata che, in un pugno di mesi, ha visto avvicendarsi tre amministratori unici con l’incarico di direttore generale vacante da 6 mesi, la Corte dei Conti dice: «L’evidenziata incertezza dei rapporti economico-finanziari intercorrenti tra l’ente e i suoi organismi partecipati costituisce una grave irregolarità contabile che si pone in contrasto, oltre che con i principi di sana gestione sotto il profilo del rischio per gli equilibri di bilancio, anche con il vigente quadro normativo». Sotto accusa ci sono i bilanci non approvati dalla Teateservizi: «La Teateservizi», spiega la Corte dei Conti, «è una società in house partecipata al 100% dall’amministrazione che, nell’ambito dei poteri/doveri del socio unico, avrebbe potuto e dovuto porre in essere tutti gli adempimenti necessari a garantire il corretto e tempestivo iter di approvazione e trasmissione del bilancio di esercizio e di tutti gli altri documenti necessari».
BUCO IN COMUNE Il secondo fronte riguarda il buco del Comune, cioè il ricorso all’anticipazione di cassa: si tratta di uno scoperto contrattato con la propria banca tesoriere. La relazione dice così: «L’esito dell’approfondimento ha palesato una forte crisi di liquidità che caratterizza da oltre un quinquennio la gestione finanziaria dell’ente». I magistrati contabili proseguono: «Si assiste a un aumento esponenziale delle anticipazioni di tesoreria che risultano non rimborsate». Ma fare debiti con la banca ha un costo: «Gli interessi passivi sulle anticipazioni concesse dal tesoriere, nel quadriennio 2015-2018, assommano a 1.193.449,19 euro». È un grande numero: quasi lo stesso importo per rifare piazza San Giustino. «La rilevante e perdurante crisi di liquidità, infine, si appalesa in tutta la sua consistenza ove si consideri che, per far fronte al pagamento dei debiti verso i fornitori, l’amministrazione ha fatto ricorso ad anticipazioni di liquidità nel periodo 2013-2015 per un importo complessivo di 24.919.916,27 euro».
POLITICI E RISCHIO DANNI Il ricorso alle anticipazioni di cassa è ammesso dallo Stato ma, avverte la Corte dei Conti, «se reiterate nel tempo, oltre a produrre aggravio finanziario per l’ente, risultano sintomatiche di squilibri nella gestione. Questa sezione aveva ampiamente censurato, in più occasioni, la forte crisi di liquidità dell’amministrazione». Ma ora gli ex amministratori corrono un rischio: «Il prolungato ricorso a questo istituto ha comportato elevati costi per interessi passivi e rischi di trasformare l’anticipazione in una forma di indebitamento di medio termine con ciò che ne consegue in relazione agli obblighi derivanti dall’articolo 119 della Costituzione e alle connesse responsabilità erariali per amministratori e funzionari. Il che giustifica», dice la Corte dei Conti, «la trasmissione della presente pronuncia alla locale procura erariale».