La d’Annunzio accoglie Cercas: «Scrittore che fa capire la storia»

L’intellettuale spagnolo riceve il titolo di membro onorario del corpo accademico dell’università Il filologo e romanziere: «La cultura permette di vivere e dialogare, di essere liberi dalle menzogne»
CHIETI. È l'ateneo di Chieti-Pescara ad assegnare la prima onorificenza italiana di un’università allo scrittore spagnolo e docente di filologia Javier Cercas, insignito ieri del titolo di membro onorario del corpo accademico della d’Annunzio. Autore di best seller come “I soldati di Salamina” e “L’impostore”, Cercas entra nel corpo accademico dopo la senatrice Liliana Segre.
Il potere delle parole, la libertà e la storia: Cercas ha seguito questo filo conduttore nelle sue opere che, ammette, «senza lo studio della filologia non avrei potuto scrivere. I miei romanzi sono in qualche modo l’incrocio tra il rigore della disciplina filologica e la ricerca della libertà». E poi c’è il ruolo della cultura che, dice lo scrittore, «permette all’uomo di vivere e di dialogare, di essere liberi dalle menzogne».
Lo stesso valore, quello di cultura, che il neorettore Liborio Stuppia ha messo al centro del suo programma elettorale per l’ateneo e, nell’occasione, ribadisce: «Per cultura non intendo quell’insieme di nozioni con cui noi riempiamo la persona e che aumentano la sua capacità di immagazzinare i concetti, intendo quell’ambiente in cui la persona cresce e tutti gli input che lo renderanno una persona migliore. Si inizia a capire qual è la nostra vera missione: non è imbottire i ragazzi di nozioni per farcele ripetere all’esame ma è quella di migliorare il mondo che ci circonda perché l’università è nata per questo». La cultura che si intreccia alla scienza ma con una differenza: «La scienza purtroppo può anche essere usata a scopo negativo, pensiamo alla tecnologia che c’è dietro le armi da guerra», spiega Stuppia, «la cultura no. La cultura non ha alcuna accezione negativa perché per definizione serve a migliorare una popolazione e a renderla libera».
Il valore e l’importanza della storia narrata da Cercas, che trova un suo riferimento anche con i giovani di oggi: «Uno scrittore come Cercas aiuta a capire l’importanza della storia», sottolinea Stefano Trinchese, presidente della Scuola di studi umanistici della d’Annunzio, «e che dovremmo tutti apprendere e tentare di insegnare ai giovani che spesso ricevono una visione contraria dai media e dai social come se tutto spiegasse il presente. È il presente che chiede al passato di essere spiegato».
Durante la cerimonia nel palazzetto dei Veneziani è stata ripercorsa la carriera accademica dello scrittore: «Sarebbe impossibile riassumere un’opera letteraria che abbraccia quasi 40 anni», spiega Marcial Rubio Árquez, docente di letteratura spagnola alla d’Annunzio, «da “Il Movente libro” del 1987 a “Il castello di Barbablù” dell’anno scorso, si aggiungono anche la sua produzione giornalistica e l'attività di filologo».
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