Casalbordino

La fattoria di Casalbordino e il no al ritorno in libertà del cognato di Messina Denaro

5 Febbraio 2026

Guttadauro voleva uscire dal carcere ed essere ospitato nella onlus di don Silvio. Ecco la relazione decisiva con cui i carabinieri di Chieti hanno dato parere negativo

CASALBORDINO. La fattoria si chiama «Vita Felice». Un nome che evoca serenità bucolica e ritmi lenti, un’idea di recupero sociale attraverso il lavoro della terra. Si trova a Casalbordino, in provincia di Chieti, ed è il luogo dove Filippo Guttadauro, il cognato prediletto di Matteo Messina Denaro, aveva immaginato già dal 2023 il suo ritorno a una forma di libertà, alternativa alle sbarre che lo circondano dal 2006. Guttadauro è stato trasferito da tre giorni nel carcere di Vasto. Ma il cancello della fattoria, almeno per ora, è rimasto chiuso.

Per bloccare il 74enne di Castelvetrano è stata decisiva una dettagliata relazione dei carabinieri del comando provinciale di Chieti, datata 25 novembre 2024. Il documento ha di fatto impedito che l’uomo, considerato il portavoce storico dell’ultimo capo dei capi e l’anello di collegamento comunicativo con Bernardo Provenzano, potesse muoversi sul territorio abruzzese. La relazione è stata trasmessa all’Ufficio di sorveglianza di Udine, l’autorità giudiziaria competente per territorio in quel momento, poiché il condannato si trovava ancora recluso nel penitenziario di Tolmezzo, in Friuli.

Per ricostruire la genesi di questo provvedimento è necessario risalire al 20 settembre 2023. In quella data don Silvio Santovito, il parroco che amministra la onlus «Vita Felice», sottoscrive una dichiarazione di disponibilità ad accogliere Filippo Guttadauro. L’atto formale rispondeva a una richiesta avanzata dall’avvocato Alessandro Cerella, difensore di Guttadauro. Il sacerdote ha firmato il documento «nonostante le doglianze più volte espresse in passato dagli amministratori comunali che non hanno mai gradito la presenza di persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria in una comunità che conta poco più di cinquemila residenti».

Il progetto di reinserimento era strutturato nei dettagli: Guttadauro avrebbe dovuto trascorrere le ore diurne all’interno della fattoria, impegnato nelle attività lavorative, per poi pernottare nella casa della Caritas. A garanzia della sicurezza, il prete aveva assicurato che si sarebbe occupato personalmente degli spostamenti del detenuto o, in alternativa, si sarebbe avvalso di una persona di sua stretta fiducia. Tuttavia, l’analisi condotta dai carabinieri ha evidenziato criticità sistemiche legate alla storia recente della struttura, trasformando la valutazione sul singolo detenuto in un esame del contesto ambientale.

I precedenti citati nel rapporto dell’Arma delineano un quadro complesso. Il 22 giugno 2018 dalla struttura di Casalbordino si allontanò Pantaleone Mancuso, esponente di rilievo della ’Ndrangheta. Non si trattò di un semplice ritardo: Mancuso si rese irreperibile per mesi, fino al nuovo arresto avvenuto il 13 marzo 2019.

Nel 2019 la struttura ha ospitato in regime di libertà controllata anche Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totò Riina. Anche nel suo caso, il protocollo prevedeva il pernottamento nella casa della Caritas. Durante la permanenza, il 17 marzo di quell’anno, si verificò un episodio che ebbe forte risonanza: il figlio del capomafia corleonese partecipò a una raccolta fondi in paese, stazionando pubblicamente davanti alla chiesa del Santissimo Salvatore. La visibilità di Riina Jr suscitò una reazione istituzionale immediata, con il sindaco che richiese un incontro al prefetto per rappresentare le preoccupazioni della cittadinanza.

Le tensioni non sono rimaste confinate al dibattito amministrativo. Il 22 agosto 2022 don Silvio ha denunciato il danneggiamento della sua automobile, un atto intimidatorio che gli investigatori hanno ritenuto «verosimilmente inquadrabile tra le altre manifestazioni di protesta (anche sui canali social) nei confronti delle sua attività sociali che avevano determinato il trasferimento a Casalbordino di numerosi soggetti gravati da precedenti penali e di polizia». Già nel 2019, il comando provinciale dei carabinieri aveva inviato una nota al tribunale di sorveglianza dell’Aquila per segnalare «le criticità relative alla presenza nella struttura di detenuti dall’elevata caratura delinquenziale». In quel documento si evidenziava il rischio che tali presenze potessero «insinuare nella popolazione di Casalbordino il timore di una possibile evoluzione degenerativa del tessuto sociale e, di conseguenza, una minore percezione di sicurezza».

Su questo substrato si fonda il parere negativo per Guttadauro. La relazione del 2024 lo definisce come «un soggetto di notevole spessore criminale, desumibile dai rapporti di parentela con elementi di apicali di Cosa nostra». Il report sottolinea non solo il legame con Messina Denaro, di cui ha sposato la sorella, ma ricorda anche che Filippo è fratello di Giuseppe Guttadauro, noto alle cronache giudiziarie come il capo del mandamento mafioso di Palermo-Brancaccio. Un reticolo familiare che lo colloca ai vertici dell’organizzazione. Inoltre, si legge, «non risulta, nel corso della sua vicenda personale», che Filippo Guttadauro «abbia avuto alcun ravvedimento o abbia intrapreso alcuna forma di collaborazione con la giustizia».

Ulteriori valutazioni dell’Arma rafforzano il diniego. Viene rilevato che «la permanenza nelle strutture in questione e l’organizzazione della giornata-lavoro non rendono agevole da parte della locale stazione carabinieri una costante ed efficace attività di controllo». Il rischio di evasione è considerato concreto: Guttadauro «potrebbe far perdere definitivamente le proprie tracce, come avvenuto in passato per altri soggetti di notevole spessore criminale». Un fattore di rischio oggettivo è costituito dalla posizione geografica: «Si evidenzia che la fattoria è ubicata nei pressi del casello autostradale di Vasto Nord della A14», una via di comunicazione rapida che faciliterebbe la fuga.

Non solo: in un contesto a sorveglianza attenuata, Guttadauro potrebbe «tornare agevolmente in contatto con elementi dell’organizzazione criminale di riferimento, anche avvalendosi della forza dell’intimidazione conferitagli dai legami di parentela con i vertici di Cosa Nostra». Infine, viene valutato l’impatto sul territorio abruzzese: «Ancorché il tessuto sociale di Casalbordino e dei comuni limitrofi non evidenzi fenomeni emergenziali sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica», scrivono i militari, «la permanenza di un soggetto della notevole caratura criminale quale Filippo Guttadauro potrebbe sottendere il concreto pericolo di un radicamento in loco di esponenti di Cosa Nostra a lui collegati».

La vicenda si inserisce in un percorso giudiziario complesso. Filippo Guttadauro ha lasciato il regime di 41 bis nello scorso gennaio. Nonostante avesse terminato di espiare la condanna principale per associazione mafiosa da dieci anni, è rimasto detenuto in forza di una misura di sicurezza: il cosiddetto «ergastolo bianco». Questa misura viene applicata a soggetti che, pur avendo scontato la pena, sono ritenuti ancora socialmente pericolosi.

Guttadauro è rimasto nella casa lavoro di Tolmezzo proprio per la ritenuta capacità di riallacciare i contatti con Cosa Nostra. La cessazione della misura di sicurezza non ha comportato la scarcerazione immediata. Il detenuto è stato trasferito a Oristano per scontare, in regime ordinario, una condanna residua a quattro mesi per resistenza a pubblico ufficiale, reato commesso ai danni di un agente della polizia penitenziaria.

A inizio settimana è avvenuto il trasferimento a Vasto. In linea teorica, dunque, Guttadauro potrebbe tornare libero in estate. Il progetto della fattoria «Vita Felice» per ora è stato bloccato, ma la questione del destino di uno degli uomini più vicini ai segreti di Messina Denaro rimane aperta.