La lettera di Flacco «Quel concorso fu del tutto regolare»
CHIETI. Dal manager Asl riceviamo e pubblichiamo: «Circa un anno fa, il 21 giugno 2015, il Centro, come altri giornali, riportò con grandi titoli la notizia di un ricorso al Tar Abruzzo presentato da...
CHIETI. Dal manager Asl riceviamo e pubblichiamo:
«Circa un anno fa, il 21 giugno 2015, il Centro, come altri giornali, riportò con grandi titoli la notizia di un ricorso al Tar Abruzzo presentato da due candidate non risultate vincitrici al concorso per tecnici di laboratorio, motivato da presunte incompatibilità tra alcuni dei vincitori e il presidente della Commissione. La richiesta di sospensiva fu accolta dal Tar, notizia che meritò, legittimamente, titoli rilevanti in apertura di pagina di Vasto e richiamo in prima pagina. Un altro pezzo seguì il 21 ottobre 2015 in occasione dell’annullamento del concorso da parte del Tar Abruzzo. A distanza di un anno, ieri, il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza di primo grado, spiegando come e perché non ci siano state violazioni di sorta e il nostro concorso sia stato espletato in piena regolarità. Per la nostra azienda, e per i professionisti componenti della commissione tirati in ballo, sui quali erano state allungate ombre di “comparaggio”, si è trattato di un risultato straordinario, che ha riconosciuto la piena osservanza delle norme e la condotta corretta e imparziale tenuta in una selezione affollatissima e impegnativa, con quasi 1.000 candidati. Proprio per la valenza di questo giudizio non posso nascondere un velo di delusione provato questa mattina davanti al colonnino in cui Il Centro ha collocato la notizia. So bene che nell’economia delle pagine di un giornale non hanno uguale rilevanza una condanna e un’assoluzione, l’appeal delle notizie è differente, e comprendo anche che le redazioni fanno salti mortali per conciliare spazi, notizie, interesse dei lettori e logiche di vendita, ma invito a considerare il punto di vista di chi, azienda o professionista, sapendo di aver agito correttamente, aspetta con trepidazione il giorno in cui la giustizia ne riconoscerà l’azione imparziale e rigorosa. Così come aspetta una sorta di “riabilitazione” anche mediatica, che sotto il profilo dell’immagine pubblica vale quanto una sentenza, e che finisce con l’essere un po’ mortificata davanti a una collocazione in pagina non di particolare importanza, specie se raffrontata al precedente e al resoconto del primo grado. Ci tengo, gentile Direttore, oltre a ringraziare la redazione per avere comunque riportato la notizia, a farle considerare che nella “pesatura” delle notizie non sarebbe male se si potesse tenere conto del portato umano e morale legato alle vicende giudiziarie, specie per chi ha fatto dell’onestà e dell’integrità la propria regola di vita, e che vuole legare il proprio nome a una storia senza ombre. Senza trascurare il messaggio di fiducia che può scaturire, nel caso di specie, da questa sentenza per quanti guardano ai concorsi pubblici come una possibilità di occupazione futura. Sapere che vale la pena studiare e impegnarsi perché alle selezioni viene premiato il merito credo sia un elemento incoraggiante e di speranza».
Pasquale Flacco

