La piazza boccia la “Scuola” di Renzi

Palloncini colorati, fischi e rullo di tamburi, professori e alunni riempiono largo Vico per difendere i loro diritti
CHIETI. Erano in tanti. Bambini e adulti hanno fatto sentire la loro voce, quella del dissenso, contro la riforma della Scuola targata Renzi. Un flash mob rumoroso e colorato con tanti spunti di riflessione offerti dagli insegnanti che non sono andati a Roma, ma anche dai genitori «preoccupati per le sorti formative» dei propri figli.
IL RADUNO. I primi ad arrivare in piazza G.B. Vico sono alcune insegnanti di scuola elementare. Gonfiano palloncini colorati, sistemano l’impianto voce e appendono striscioni. Volti scuri e preoccupati che si rasserenano all’arrivo dei primi bimbi. Alle 12 la piazza è piena. Di tanto in tanto si levano cori da stadio che riecheggiano lungo corso Marrucino: «La scuola non si tocca..la scuola non si tocca». Un mantra assordante supportato da fischi e rullo di tamburi. I passanti si fermano e cercano di capire cosa sta succedendo.
IL FLASH MOB. I bimbi si siedono in semicerchio intorno a una montagna di palloncini variopinti, genitori e insegnanti si dispongono ad anello pronti ad ascoltare gli interventi in programma. Il baccano si smorza improvvisamente quando Carmela Caiani, insegnante e componente del Coordinamento cittadino dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado di Chieti prende la parola. «Lo strapotere conferito ai dirigenti scolastici dalla riforma Giannini» esordisce «significa legalizzare il clientelismo. È lui che decide tutto, sceglie i docenti, li valuta, sceglie le materie da insegnare e i percorsi degli alunni senza alcun organismo di controllo». Parole che scatenano il consenso dei presenti. Fischi e rullo di tamburi prima del silenzio per ascoltare un altro intervento.
LA MAESTRA INDIGNATA. «Tra due anni andrò in pensione» dice Maria Antonietta Ciarciaglini, insegnante della scuola Bosio «e mi piange il cuore pensare che con un colpo di spugna siano stati cancellati 30 anni di diritti faticosamente acquisiti».
LA LETTERA DI UN’ ALUNNA. Occhi lucidi e grande attenzione alla lettura di una lettera scritta da una bimba di 11 anni della scuola Bosio, Maria Virginia Consales. All’insegnante trema la voce quando pronuncia la frase: «La scuola pubblica muore in una Italia schiava. Io allora dico, protesta, protesta e ancora protesta». Gli interventi si susseguono senza puse.
LA PROTESTA DEI GENITORI.
Il più agguerrito è Alessandro Tessitore. Suona il tamburo e dirige «le voci della protesta». «Perché siamo qui? La scuola è dei bambini e noi vogliamo una scuola davvero «buona» a garanzia del futuro dei nostri figli. Sono 7 anni che non si vedeva una protesta così coesa e forte». È passata un’ora e mezza e lo sciopero-flash mob sembra non volersi fermare. Sono gli stessi genitori a proporre agli insegnanti di fare sentire il «calore» dei loro no anche lungo il salotto buono della città. In pochi minuti, come a scuola durante l’ira di uscita, le insegnanti mettono in fila i bambini . Sono loro ad aprire il corteo che sfila chiassoso e colorato lungo corso Marrucino. Poi si torna ancora in piazza per i saluti finali. Ma la protesta, quella dei genitori, va avanti. Questa mattina davanti alla scuola primaria di Via Bosio, allo Scalo, andrà in scena la manifestazione dei genitori che hanno deciso di far boicottare ai propri bimbi le prove invalsi (strumento utilizzato per rilevare e misurare periodicamente il livello di apprendimento degli studenti) previste ieri e rinviate, «in modo anticostituzionale» dicono i genitori «a domani 6 maggio (oggi per chi legge)». «Noi genitori delle classi 2° e 5° (quelle interessate dalle prove Invalsi) all'unanimità abbiamo deciso di non far partecipare i nostri figli: la nostra vuole essere una manifestazione di dissenso al ddl " la Buona Scuola" il quale ci umilia e non ci prende in considerazione come parte vitale e fondamentale della scuola. Il nostro motto? Il governo non ci considera... noi lo boicottiamo».

