La rabbia dei macellatori contro sindaco e Comune

24 Dicembre 2015

Striscioni, urla e liti in consiglio comunale: Di Primio e l’assessore Colantonio contro Di Giovanni, mentre 35 lavoratori del mattatoio mostrano lo striscione

CHIETI. Maglie bianche e passo deciso per far valere i propri diritti. I 35 lavoratori del mattatoio comunale di via Pomilio gestito dalla cooperativa “Macellatori Teatini”, spalleggiati da una delegazione del gruppo ultras della curva Volpi, 89 mai domi, entrano in consiglio comunale poco dopo le 11 e in aula scoppia la bagarre quando prende la parola il consigliere del Pd Filippo Di Giovanni. «Queste persone chiedono da due anni, invano, un incontro al sindaco e adesso sono stati messi alla porta. Cosa dice - domanda Di Giovanni- l’amministrazione comunale?». Il presidente del consiglio Liberato Aceto ribatte. «State strumentalizzando una cosa seria». Sindaco e assessore all’urbanistica Mario Colantonio, nel frattempo, diventano lividi di rabbia e si scagliano contro Di Giovanni. «Queste buffonate- tuona Umberto Di Primio - non servono a niente». Intanto tra il pubblico viene issato uno striscione, con su scritto “a difesa dei lavoratori”, fatto rimuovere dai vigili urbani. L’aula consiliare, in pochi minuti, si trasforma in un saloon con un caotico tutti contro tutti gestito a stento dal presidente del consiglio che, al microfono, ha minacciato a più riprese di chiamare le forze dell’ordine. Luigi Febo, consigliere di Chieti per Chieti, prende la parola per chiedere la sospensione di 15 minuti. Richiesta rigettata con il sindaco che interviene. «Incontrerò i lavoratori quando vorranno- sentenzia Di Primio- ma non oggi». Apriti cielo. In aula volano parole grosse prima che il sindaco torni sui suoi passi, grazie all’opera di mediazione portata avanti dai consiglieri di Forza Italia Stefano Rispoli ed Emiliano Vitale, ed accetta di vedere subito i lavoratori del mattatoio nella sala delle commissioni. Ma tassativamente senza la presenza del consigliere del Pd Di Giovanni. Il quale viene invitato da Di Primio, non proprio con toni concilianti, ad uscire dalla sala. «Te ne vuoi andare», urla in faccia a Di Giovanni, che replica: «Vediamo se risolvi il problema. In sei mesi dalla scadenza del contratto non siete stati capaci a produrre neanche un atto». La porta dell’aula delle commissioni si chiude e il sindaco interloquisce per diversi minuti con i lavoratori del mattatoio e con il direttore, Mario D’Alessio. La cooperativa “Macellatori Teatini”, gestore del mattatoio da 19 anni con il contratto scaduto a giugno scorso, è al centro di un braccio di ferro con il Comune dopo che l’ente ha diffidato per due volte la coop intimando di riprendersi le chiavi dell’impianto in quanto sarebbe morosa con la Teate servizi per 210 mila euro di utenze idriche pregresse. La cooperativa ha sempre risposto di aver pagato e di voler pagare fermo restando la necessità di una proroga della gestione per salvaguardare i 35 posti di lavoro. Alla fine viene trovata la quadra. «Il Comune è pronto a concedere alla cooperativa un affidamento temporaneo per garantire la continuità del servizio in attesa dell’espletamento della nuova gara di gestione ma serve- afferma Di Primio - anche una proposta di rientro dal debito maturato con Teate servizi. I lavoratori non corrono rischi».

In consiglio torna la calma anche se la discussione della delibera sul passaggio delle reti idriche all’Ersi viene rimandata in seconda convocazione quando maggioranza e opposizione adotteranno un emendamento condiviso per scongiurare che la gestione del servizio idrico passi nelle mani dell’Aca. Viene così evitata una seconda bagarre in aula.