La sfida di don Nicola «La mia parrocchia riaperta al quartiere»

15 Febbraio 2020

Il sacerdote da novembre guida la chiesa dello Spirito Santo «Voglio promuovere lo sviluppo di questa parte della città»

LANCIANO. Un televisore donato e un tavolo per giocare a carte diventano un luogo di ritrovo per gli anziani, la creatività di una volontaria un laboratorio per realizzare oggetti rivolto alle signore del quartiere, l’esperienza di una insegnante di matematica un primo servizio di dopo-scuola nella parrocchia. Torna ad aprirsi al quartiere la parrocchia dello Spirito Santo, cuore del più popoloso rione di Lanciano, con i suoi 8.500 abitanti. Dallo scorso novembre alla guida è arrivato don Nicola Giampietro e ha impresso da subito un cambio di marcia. Ecco allora le stufe a fungo per riscaldare meglio la chiesa, le campane tornate a suonare, i canali di scolo sostituiti a quelli in rame che qualcuno aveva rubato. «Ad ogni pioggia c’erano infiltrazioni nel tetto», spiega don Nicola, «a giugno rifaremo anche questo, installando dei pannelli fotovoltaici così da iniziare a risparmiare e a fare qualcosa di concreto per l’ambiente».
È un parroco che “si sporca le mani”, come invita ad essere papa Francesco, che don Nicola conosce bene dopo essere stato 25 anni in Vaticano. «Ho trovato tante cose che non andavano», dice il sacerdote, «e bisogna prima sanare certe situazioni per creare il giusto ambiente intorno, ma “sporcarsi le mani” poi è essere presenti, ascoltare, parlare. La parrocchia è una comunità, non deve emarginare nessuno. È la casa dei piccoli, degli umili, dei poveri. Solo così la celebrazione è celebrazione vera».
In tre mesi sono stati avviati vari progetti e iniziative, per ricreare soprattutto uno spirito di comunità che negli ultimi anni era iniziato a venir meno. «Questa è una bella zona, ci sono servizi e negozi, non c’è violenza, c’è una bellissima pista ciclabile molto frequentata», dice il sacerdote, «eppure c’è ancora qualcuno che scappa, che porta i figli a scuola a Lanciano, che va a messa a Sant’Antonio o a San Pietro. Il quartiere vuole un riscatto». Che sia soprattutto di mentalità, per finire a scrollarsi di dosso l’appellativo di “167”.
«Abbiamo iniziato un cammino con ragazzi e genitori», continua don Nicola, «le mamme mi chiedono di realizzare un oratorio. Ci sono ragazzi che per noia vengono qui a smontare i mattoni dell’anfiteatro o a tirare pietre contro le porte: bisogna offrire loro alternative, aiutarli a crescere con la musica e lo sport, farli sentire importanti. Metteremo a disposizione gli strumenti musicali, creeremo un cineforum nella sala della cultura, entro l’anno aggiusteremo il campo sportivo che oggi è nell’abbandono. È utile creare un comitato di quartiere, che sappia mettersi in ascolto delle famiglie della zona e promuovere piani di sviluppo per questa porzione di città. Serve l’aiuto di tutti, di chi ha idee».
«Su Santa Rita crediamo molto come amministrazione», dice il sindaco Mario Pupillo, «qui abbiamo realizzato due palazzine a canone agevolato, per le quali è in corso il collaudo, il campo di bocce, la videosorveglianza ai bivi. Investiremo 300mila euro per rifare via Masciangelo e realizzeremo il campo sintetico, che prima era in centro, nell’impianto Di Meco, perché crediamo sia un quartiere da valorizzare, che da popolare sta diventando sempre più residenziale. È un recupero partito da lontano, con scelte forti fatte anche in passato, come quelle di realizzare qui il cinema e le piscine comunali».
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