La Squilla invoca la pace «Noi unici al mondo a festeggiare Natale così»

24 Dicembre 2023

Folla al rito della campanella dell’antivigilia che si ripete da 400 anni Il vescovo: impariamo ad ascoltare l’altro. Il sindaco: vera emozione

LANCIANO. Alle 18 in punto dalla campanelle chiù cumune in cima alla Torre civica esce quella vocetta fine, quel ndu-lin-da-lì che sa d’amore, che riempie i cuori e fa dell’antivigilia di Natale la festa speciale dei lancianesi: la Squilla. Il rito che da oltre 400 anni unisce fede, folklore, tradizioni, famiglie richiama i lancianesi nel cuore della città dalle 16 quando parte la processione. Un fiume di persone, preghiere, fiaccole dietro l’arcivescovo Emidio Cipollone e il sindaco Filippo Paolini verso la chiesa di Santa Maria della Conicella. E la processione ricorda quella iniziata nel 1607 dall'arcivescovo Paolo Tasso che, scalzo, dall’arcivescovado andava verso la chiesetta di campagna al suono della campanella per ricordare il viaggio di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme: un cammino vissuto come esigenza spirituale, penitenziaria, di riflessione in cui richiamava tutti all’unità, al perdono, alla pace e alla riconciliazione.
E di pace parla padre Joby all’Iconicella: «La pace è uno dei significati che la Squilla porta con sé e oggi più che mai ne abbiamo bisogno perché nel mondo e nelle famiglie prevalgono guerra e odio». Poi la riflessione di monsignor Cipollone dopo aver strappato sorrisi perché nell’arrivare le campane hanno suonato a morto: «C’è preso un colpo», sorride il vescovo, «ma fa niente, capita, ribadiamo che il Signore nasce e ci dà la vita nuova». E sono tre i verbi sottolineati dal prelato per questo Natale, richiamati anche da Papa Francesco: ascoltare, discernere e camminare. «Quando le persone si ascoltano l’uno con l’altra allora la pace nasce nei nostri cuori», riflette Cipollone. «Ma dobbiamo imparare ad ascoltare e a farlo con il cuore perché l’altro possa aprici il suo cuore e assieme avviare un percorso nuovo facendo discernimento. Discernere, rendersi conto, dobbiamo capire quello che è il bene comune. Momenti di buio sono nella vita di tutti, anche della Madonna, ed è allora che è necessario che qualcuno ci aiuti a capire, accenda la luce. Camminare: dobbiamo uscire dalle nostre sicurezza e andare verso l’alto, l’altro, i nostri fratelli e sorelle».
Poi il ritorno in piazza, l’attesa per il suono e le parole del sindaco Filippo Paolini che richiamano alla tradizione e allo stesso tempo guardano al futuro. «Siamo gli unici al mondo a festeggiare così l’antivigilia di Natale», dice Paolini. «Una tradizione che ha oltre 400 anni avviata da monsignor Tasso ma che è viva, vedendo quanti siamo oggi qui. Spesso mi chiedo il motivo per cui una campanella così piccola e così dolce, richiami tanti lancianesi: perché la Squilla è un’emozione, un sentimento, una riflessione, ha un valore evangelico e tocca il cuore di tutti noi. Non è una campanella che risolve i problemi del mondo, ma ci invita a mettere da parte odio, cattiveria, invidia e a farlo in primis nelle nostre famiglie. La Squilla invita a perdonare». «La Squilla è anche stupore come diceva monsignor Enzio D’Antonio», aggiunge Cipollone, «e allora apriamo la nostra mente e il nostro cuore a queste suggestioni con la delicatezza che ha la Squilla».
E poi ecco il tintinnio d’amore che dure n’ora eppure quanta bbene ti sumente e al quale alle 19 si uniscono i suoni delle campane a festa di tutta la città e delle contrade. Allora il rito si fa più intimo, entra nelle case dei lancianesi che si scambiano gli auguri, la pace.
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