La Thales lascia Chieti, addio 98 posti

13 Febbraio 2016

Realizza radio per soldati, ma il mercato non tira più. La società: meglio in Francia. I lavoratori scendono in strada

CHIETI. Settanta dipendenti, di fatto, licenziati e prossimi a finire in mobilità, venti lavoratori assorbiti da una società satellite controllata, per metà, dall’azienda malese Sapura ed altri otto professionisti che, nella più rosea delle ipotesi, verranno trasferiti a Sesto Fiorentino. La sede di Chieti di Thales Italia smantella per volontà della proprietà di stanza in Francia. I sindacati non ci stanno e, ieri mattina, hanno scioperato davanti ai cancelli dell’azienda leader, fino a qualche tempo fa, nella tecnologia utilizzata dal ministero della Difesa.

Simone Di Nisio, referente della Rsu in quota Fiom, avverte: «Siamo pronti ad andare in Francia pur di far valere i nostri diritti e la nostra professionalità». Non a caso Thales Italia, a fine 2015, si era aggiudicata un progetto finanziato dall’Europa e denominato “SafeCop” che ha l’obiettivo di fornire tecnologie e metodi scientificamente validi per garantire la sicurezza nell’utilizzo del wireless nei Cyber Physical Systemps (Cps). Ma non è bastato, poi, neanche il sostegno garantito, nei vari tavoli istituzionali organizzati finora, dalla Regione e dal Governo a far desistere la Thales dalla sua idea di abbandonare Chieti. In azienda si è precipitato il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, scuro in volto. «Far spegnere un’eccellenza della nostra regione è un delitto. Lo faremo presente di nuovo- annuncia Lolli- alla proprietà».

LA COMUNICAZIONE CHOC. La doccia fredda per i lavoratori della Thales e per Chieti che rischia di perdere un’altra azienda in una zona industriale sempre più morente, è arrivata mercoledì nel corso del tavolo sindacale che si è svolto nelle stanze del ministero dello Sviluppo economico.

La Thales ha comunicato che intende uscire dal settore della difesa, definito poco redditizio. Di conseguenza il sito industriale di Chieti non può che chiudere considerando che la sua prerogativa è stata, per anni, la messa a punto della cosiddetta “radio del soldato” che impiega circa 70 lavoratori. Adesso, per tutti loro, si materializza lo spettro della mobilità con una tempistica che, però, resta da decifrare. Non andrà meglio per gli altri 20 dipendenti dello stabilimento Thales di Chieti pronti a transitare in un ramo d’azienda, controllato per la totalità da Thales Italia che, comunque, ne cederà il 50% ad una società malese su cui aleggia più di un dubbio.

Nel limbo i restanti 8 lavoratori della sede teatina di Thales impiegati nel reparto di manutenzione delle reti del ministero della Difesa. Per loro si apriranno le porte del licenziamento o del trasferimento a Sesto Fiorentino.

LE ISTITUZIONI. Restano tre tavoli di confronto, calendarizzati nel mese di febbraio, per tentare di salvare, almeno in parte, lo stabilimento Thales di Chieti. Il vicepresidente Lolli, spalleggiato dai consiglieri comunali del Pd Filippo Di Giovanni, Chiara Zappalorto e Luigi Febo, attacca: «Le multinazionali devono capire che quando abbandonano un territorio devono lasciare in dote soluzioni concrete così come ha fatto la Micron ad Avezzano. Lo diremo a chiare lettere anche a Thales Italia».

Il sindaco Umberto Di Primio, pur non presente al presidio di ieri per impegni istituzionali, aggiunge: «Esprimo la mia vicinanza ai lavoratori Thales per le difficoltà che stanno affrontando a causa di un’inaccettabile posizione assunta dall’azienda sul nostro territorio. Quello che chiediamo è che Thales torni sui propri passi e non rinunci al comparto della Difesa salvaguardando il sito di Chieti».

I SINDACATI. Sarà sciopero ad oltranza attraverso, dicono i referenti della Rsu. «Ci sentiamo presi in giro - dice Di Nisio - dal momento che non ci è stata data la possibilità di un confronto con l’azienda». Ed è amareggiato anche Davide Labbrozzi, segretario provinciale della Fiom.