La vera incognita del Pd? «È il piano regolatore»

Dal caso del Molino Village con tre votazioni diverse in aula alla variante inattuata Giangiacomo: non vedo proposte di rilancio dell’edilizia e a tutela dell’ambiente
VASTO. Dal Molino Village - che ha visto il Partito democratico diviso su tre posizioni - alla variante al piano regolatore, la grande promessa non mantenuta dell’amministrazione di centrosinistra. Verte su queste due grandi problematiche urbanistiche l’intervento di Fabio Giangiacomo, ex segretario del Pd ed ex presidente del Consorzio Industriale.
Per Giangiacomo la questione edilizia, cavallo di battaglia delle campagne elettorali del sindaco Luciano Lapenna sotto lo slogan “Vasto cambia”, resta la grande incognita del partito. «Dopo una serie di rinvii più o meno giustificati, una delle più importanti questioni edilizie del secondo mandato (cioè il cambio di destinazione d’uso del Molino Village, ndc) è approdata in consiglio comunale per la decisione», attacca l’ex consigliere comunale, «a quel punto il gruppo del Pd si divide in tre parti: una vota favorevolmente alla richiesta del privato, un’altra - con il capogruppo Francesco Menna e il sindaco Lapenna - vota contro e l’ultima, con il segretario politico Antonio Del Casale, non partecipa al voto. La cosa straordinaria», insiste Giangiacomo, «è che nessuno spiega anche e soprattutto agli elettori del Pd qual era e se c’era una posizione del partito e soprattutto perché esponenti con evidenti responsabilità politiche si siano determinati a quelle scelte così inconciliabili e certamente non chiarissime. La questione è tanto più inquietante se si pensa all’inspiegabile posizione dell’opposizione consiliare che pure sembrava propensa per il voto a favore. Per il bene del Pd e della città credo non si possa proseguire in questo modo. Credo che qualche domanda sia quanto meno opportuna», chiosa Giangiacomo che solleva tre problemi.
Il primo riguarda la commissione politico-tecnica del Partito democratico che avrebbe dovuto delineare gli indirizzi per il varo del nuovo piano regolatore, attesa la scarsa efficacia delle norme tecniche, ma che si è persa per strada. L’esponente democratico si chiede che fine abbia fatto la commissione, come viene svolta la vigilanza in materia edilizia comunale («a sorteggio, a campione, per ordine di importanza degli interventi o solo in caso di esposti privati?») e quali sono le proposte per un rilancio del comparto edilizio anche in un quadro di tutela ambientale. Insomma, l’esponente Pd lancia un sasso nella stagnante palude amministrativa, mette le questioni urbanistiche al primo posto, nella speranza che giunga qualche provvidenziale quanto necessario chiarimento.
«Mi sembra che ci sia ancora molto da lavorare», conclude Giangiacomo che si autodefinisce «fiducioso elettore del Pd».
Anna Bontempo
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