ATESSA
Le melodie popolari dell’Abruzzo entrano nel jazz e cambiano forma. Nel disco Love songs from Abruzzo il batterista Lorenzo Tucci, nato ad Atessa, rilegge alcuni dei canti più noti della tradizione regionale insieme al pianista Claudio Filippini e al contrabbassista Jacopo Ferrazza. Il progetto prende brani conosciuti come Vola Vola Vola, Paese me, Tutte le funtanelle e Mare Nostre e li porta dentro il linguaggio dell’improvvisazione jazzistica, con arrangiamenti che ampliano la struttura armonica senza snaturarne l’origine. Le melodie restano riconoscibili, ma il passo cambia: il ritmo si apre, gli accordi si allargano, lo spazio dell’improvvisazione diventa parte del racconto musicale. L’idea, racconta Tucci, ha anche un piccolo episodio alle spalle. «Ero negli studi Forum di Roma per una registrazione», ricorda, «e durante una pausa parlavamo dell’Abruzzo. Ennio Morricone intercettò la conversazione e disse ad alta voce: “In Abruzzo ci sono delle melodie bellissime”. Non aggiunse altro». Una frase breve, detta quasi di passaggio, rimasta però in sospeso per anni. «Mi fece riflettere molto», spiega Tucci, «quasi come un suggerimento». Il legame con quelle musiche, però, viene da molto più lontano. CONTINUA SUL CENTRO IN EDICOLA
Il batterista ricorda l’infanzia, quando seguiva il padre – musicista per passione – alle prove dei cori folkloristici. «Suonava la chitarra e cantava. Io ero bambino e a volte partecipavo alle prove. Quelle melodie mi sono rimaste dentro». Non una formazione accademica, piuttosto un imprinting: suoni ascoltati da piccolo e rimasti nella memoria. Da lì nasce l’idea di un disco che non fosse un esercizio nostalgico ma un passaggio di linguaggio. Il trio jazz diventa il luogo in cui i canti popolari vengono rielaborati e armonizzati. «Molti di questi brani hanno uno o due accordi», spiega Tucci, «e il jazz permette di svilupparli, di lavorarci sopra e renderli più universali». Non una sovrascrittura, piuttosto un lavoro di equilibrio: mantenere la linea melodica e allo stesso tempo aprire lo spazio dell’improvvisazione. Il disco raccoglie otto brani della tradizione abruzzese. Tra questi
Vola Vola Vola, tra i canti più conosciuti del repertorio popolare regionale,
Paese me, legato proprio ad Atessa, e
Mare Nostre, dedicato al mondo dei pescatori e al rapporto con il mare Adriatico. Accanto a questi compaiono altri titoli della tradizione come
Na casetta a la Majella,
L’Acquabbelle,
Lu ’bbene che j’ te vuje e
Din Don. La scelta della formazione è essenziale: pianoforte, contrabbasso e batteria. Nessuna voce e nessuno strumento a fiato. «Ho preferito una formazione scarna», sottolinea il batterista, «perché la voce avrebbe rischiato di rendere tutto troppo legato alla dimensione folklorica. Volevo lasciare spazio alla musica e all’improvvisazione». Un suono asciutto, quindi, in cui i tre strumenti costruiscono insieme l’architettura dei brani. Registrato nell’ottobre 2025 allo studio La Strada Recording Studio, con registrazione, mix e mastering di Enrico Furzi, il disco è pubblicato dall’etichetta Jando Music / Via Veneto Jazz. Per Tucci, trasferitosi a Roma nel 1990 ma ancora profondamente legato alla sua terra, il progetto rappresenta anche un ritorno alle radici. «Sono abruzzese puro sangue e a un certo punto ho sentito che era arrivato il momento di mettere su disco queste musiche così come le immaginavo». L’obiettivo è portare quelle melodie oltre il contesto locale. «Mi piacerebbe che qualcuno di questi brani», prosegue, «diventasse uno standard, come è successo tante volte nella storia del jazz». Melodie nate tra paesi e montagne che passano per il jazz trovando una strada nuova. E continuare a viaggiare.