Vasto

Quelle liti tra Catherine e l’assistente sociale iniziate dopo un blitz

8 Marzo 2026

Un anno fa Veruska D’Angelo si presentò nel bosco accompagnata dai carabinieri: «Negata l’ultima notte della mamma accanto al figlio con la febbre»

VASTO. Tutto è cominciato con un blitz a sorpresa. Era il 4 aprile 2025, quasi un anno fa, quando l’assistente sociale Veruska D’Angelo si presentò alla casa del bosco con i carabinieri. I rapporti con Catherine Birmingham sono nati all’insegna della tensione. Un’incomunicabilità profonda, specchio dell'incapacità di decodificare la diversità di un nucleo familiare non convenzionale, che avrebbe richiesto un approccio orientato all'ascolto e all’empatia. Ad ammetterlo, scaricando però le responsabilità sulla madre, è di fatto la stessa operatrice. Nella relazione inviata al tribunale per i minorenni dell’Aquila lo scorso 14 ottobre, la D’Angelo mostra un fastidio evidente verso la coppia anglo-australiana.

Quale sarebbe stata la loro grave colpa? Aver preteso l’assistenza di un avvocato durante le interlocuzioni istituzionali. Una garanzia essenziale in un procedimento in cui era in discussione la responsabilità genitoriale. Sul documento si legge testualmente: «Questo Servizio sociale ha inizialmente incontrato non poche difficoltà nel comunicare con la famiglia senza la presenza del legale, tanto che si è resa necessaria una visita domiciliare a sorpresa con i carabinieri e il curatore dei minori».

Quell’ispezione non annunciata ha logorato definitivamente la fiducia. La narrazione istituzionale descrive un muro di diffidenza: «I signori Trevallion dopo aver notato la nostra presenza sulla strada comunale, sono rientrati presso lo stabile per vestirsi e chiamare l’avvocato. La signora Birmingham ha assunto da subito un atteggiamento difensivo, rendendo difficoltoso il dialogo e impedendoci di avvicinarci alla loro dimora».

Quel sopralluogo traumatico è stato il primo di appena cinque incontri in dodici mesi, tre dei quali eseguiti con i carabinieri al seguito. Un ruolino che ha spinto gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, legali della coppia, a chiedere invano la revoca dell’assistente sociale, accusata di una gestione ostile. Alla base di tutto, sostiene la difesa, c’è proprio la radicale incapacità di comprendere questa famiglia speciale. Un pregiudizio nato quando i Trevallion entrarono nei radar istituzionali per un’intossicazione alimentare accidentale.

Nelle carte ufficiali, denunciano gli avvocati, quell’incidente domestico cambia faccia. Il 17 aprile 2025, la D’Angelo invia una relazione alla procura minorile usando parole pesantissime: scrive che «tutti i membri della famiglia manifestavano sintomi di avvelenamento perdendo i sensi», salvandosi «soltanto grazie a una serie di circostanze fortuite». Leggendo quel documento, l’immagine che si forma è netta: due genitori incoscienti che hanno quasi ucciso i figli, salvati per miracolo. Il problema, ribattono i legali, è che la narrazione non corrisponde alla realtà. Secondo i referti medici allegati all’esposto della difesa, nessuno ha mai perso i sensi. Nessuno è stato avvelenato in senso letale. Nessuno ha rischiato la vita.

L’apice dello scontro si è consumato due giorni fa, subito dopo l’ordinanza che ha allontanato la madre dalla casa famiglia. Dice l’avvocato Solinas riferendosi alla D’Angelo: «Chi aveva il compito di eseguire un’ordinanza di cui continuiamo a censurare il contenuto in termini di presupposti logici e giuridici ha dato l’ennesima dimostrazione di una ottusa intransigenza, negando alla madre persino il diritto alla dignità di un ritiro decorso dei propri effetti personali. La stessa intransigenza che ha negato ai bambini di elaborare uno strappo traumatico, impedendo loro una doverosa comunicazione preventiva. Questa sventurata vicenda è segnata dall’incapacità di costruzione ed empatia di chi ritiene che la forza sostituisca il dialogo e la ragionevolezza. Incapacità che si è declinata financo nel non permettere alla madre di passare l’ultima notte accanto a uno dei figli con la febbre alta».

La versione della diretta interessata rimane blindata. L’Ecad dell’Altovastese, vale a dire l’ente da cui lei dipende, si è affidato a un avvocato pagato con fondi pubblici per una generica difesa della categoria. L'unica dichiarazione della D’Angelo è arrivata ieri dal Tg1: «Vorrei tanto, ma non posso parlare con i giornalisti». Aspettiamo con ansia.

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