Lascia contento a metà

Felice per la sede, non per l’accostamento al procedimento disciplinare
PESCARA. Poteva scegliere se andare alla Corte d’appello di Bologna, dell’Aquila, o restare a Chieti come presidente di Tribunale. Il giudice Camillo Romandini ha preferito andare a Roma, come consigliere della Corte d’appello. Una sede prestigiosa, un passo in avanti nella sua carriera.
Ma quella che per lui doveva essere una bella notizia è stata offuscata dal ricordo del procedimento disciplinare che ha in corso per il processo di Bussi. E chi lo conosce sa quanto il giudice possa essere rimasto turbato dall’accostamento delle due procedure che invece continuano a viaggiare parallele. Slegate tra loro.
Camillo Romandini, 56 anni, lascerà l’incarico di presidente della sezione civile di Chieti trenta giorni dopo la verbalizzazione della delibera di trasferimento e quindi la comunicazione ufficiale da parte del Csm della nuova sede. Facendo un rapido conto, dovrebbe avvenire alla fine della prossima estate, sempre che a Chieti sia nel frattempo arrivato il suo sostituto.
E’ stato lui a chiedere di cambiare, volendo anche aspirare a una promozione dopo trent’anni di carriera.
La domanda il giudice aveva pensato di presentarla fin dall’anno scorso quando uscirono i bandi per la copertura alla Corte d’appello di Bologna e dell’Aquila.
Ma perché lasciare Chieti? Da quanto risulta a Il Centro, il giudice ha maturato questa decisione in prossimità della fine del suo mandato avendo trascorso in piazza Plebiscito otto anni (4+4) da quando fu trasferito dal tribunale di Pescara.
I concorsi andarono bene, si classificò sempre in alto nella graduatoria (secondo per Bologna).
Ma ad indirizzarlo verso Roma è stato il bando uscito lo scorso aprile – sempre per titoli e meriti – per la copertura di 14 posti da consigliere nella Corte d’appello della capitale.
Romandini ha consegnato subito la domanda e con lui altri 66 giudici di tutta Italia. E anche in questo concorso è arrivato secondo.
Il felice posizionamento lo ha spinto a revocare i diritti conquistati con le graduatorie precedenti e a rinunciare quindi a Bologna e L’Aquila.
Tra l’altro il secondo posto di Roma gli dà la possibilità di poter scegliere se entrare a far parte dei nove consiglieri della sezione civile o dei cinque della sezione penale.
La scelta di Roma è dovuta a motivi professionali e di vicinanza geografica con l’Abruzzo. Con chi si è confidato ha detto di lasciare Chieti con una punta d’orgoglio: aver condiviso con presidente, colleghi e personale il decimo posto attribuito al tribunale dal ministero di Giustizia quanto a produttività ed efficienza.
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