Lascia il figlio a casa ed esce Il papà finisce sotto processo

Il bimbo di 7 anni resta solo nella notte: quando si sveglia, non trova nessuno e scappa a casa dei nonni L’uomo, un 33enne teatino, denunciato dalla ex moglie: ora è accusato di abbandono di minori
CHIETI. Ha lasciato il figlio di 7 anni solo in casa ed è uscito. Quando il bimbo si è svegliato nel cuore della notte e si è accorto che il papà non c’era, a piedi scalzi ha raggiunto l’appartamento dei nonni. Il caso è arrivato ieri mattina davanti al giudice Andrea Di Berardino: un teatino di 33 anni si ritrova sotto processo con l’accusa di abbandono di minore. Adesso il genitore, codice penale alla mano, rischia una condanna da 6 mesi a 5 anni di reclusione.
I fatti sono avvenuti a Chieti Scalo il 15 ottobre del 2017. Quella sera il bambino, che frequenta il primo anno di scuola elementare, resta a dormire a casa del padre. Il piccolo è affidato alla madre, che si è separata dal marito dopo un breve matrimonio, ma trascorre parte delle giornate anche con l’altro genitore. Dopo cena, arriva il momento di andare a letto. Il giovane papà accompagna il figlio in cameretta, gli rimbocca le coperte, gli dà il bacio della buonanotte e spegne la luce. Poi, sostiene sempre l’accusa, il 33enne si allontana dall’appartamento. Ma non chiama nessun parente, né una baby sitter, per restare con il bambino: chiude la porta, sale in macchina e va via. La sua destinazione non è chiara. Fatto sta che, verso l’una di notte, il piccolo si sveglia e chiama il papà. Non ricevendo risposta, corre nella sua camera da letto, ma non trova nessuno. Quindi scende le scale interne dell’abitazione che portano direttamente al garage, e lì si accorge che la macchina del genitore non c’è. A quel punto, trovandosi da solo, il bambino è comprensibilmente spaventato. Così esce dell’abitazione senza neppure mettersi i calzini e, con «indosso la sola biancheria intima», raggiunge «la casa dei nonni paterni che abitano a circa trecento metri di distanza», si legge sul capo di imputazione. All’indomani, stando a quanto emerso, il minore racconta tutto alla madre. E lei decide di presentare una denuncia negli uffici della procura di Chieti per segnalare un episodio che ritiene di assoluta gravità. Il pm che si occupa del caso, prima della chiusura delle indagini, sceglie la strada dell’incidente probatorio. Si tratta di uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante il dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. Il bimbo, nel corso dell’udienza protetta alla quale partecipa anche una psicologa, conferma quanto già riportato in denuncia dalla madre. Il racconto del minore viene giudicato credibile, tant’è che la procura chiede e ottiene il rinvio a giudizio dell’uomo.
Il resto è storia recente. Ieri si è aperto il dibattimento: in aula per l’accusa c’era il vice procuratore onorario Alissa Miscione, mentre la madre del bimbo si è costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Aliprandi del foro di Pescara. A partire dalla prossima udienza, fissata per il 7 ottobre, verranno ascoltati i testimoni citati dalla procura e dalla parte civile. Nel corso del processo l’imputato, difeso dall’avvocato Danilo Creati, avrà l’opportunità di fornire la sua versione dei fatti davanti al giudice Di Berardino. Dovrà chiarire i motivi che l’hanno spinto a lasciare il figlio da solo in casa a notte inoltrata.
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