L’ateneo telematico è in vendita, base d’asta a 32,7 milioni di euro

23 Settembre 2026

Si muovono tre potenziali acquirenti: la scadenza per presentare le offerte prorogata al 15 ottobre. Chi punta a rilevare Unidav deve depositare un piano di almeno sei milioni nei primi cinque anni

CHIETI. Ora è ufficiale, a un anno dalla decisione della d’Annunzio di separare il proprio futuro da quello dell’università telematica Leonardo da Vinci, Unidav finisce sul mercato con una base d’asta da 32 milioni e 700mila euro. E attorno all’operazione si sono già mossi tre potenziali acquirenti. La scadenza per la presentazione delle offerte, inizialmente fissata al 15 settembre, è stata prorogata alle 12 del 15 ottobre. L’apertura delle buste slitta invece dal 22 settembre alle 15 del 19 ottobre. Il nuovo calendario è stato fissato con un decreto del direttore generale della d’Annunzio, Paolo Esposito.

La proroga nasce innanzitutto dal ritardo nella pubblicazione del bando sulla Gazzetta ufficiale. L’estratto avrebbe dovuto comparire tra il 20 e il 21 agosto, ma è stato pubblicato soltanto il 2 settembre, lasciando appena tredici giorni per preparare offerte particolarmente complesse. Nel frattempo tre soggetti interessati all’acquisto si sono mossi attraverso professionisti incaricati. Sono arrivate richieste di chiarimenti e integrazioni documentali e, in due casi, anche istanze per ottenere una proroga di trenta giorni. Chi punta a Unidav dovrà presentare non soltanto un’offerta economica superiore alla base d’asta, ma anche un piano tecnico articolato e un programma di investimenti di almeno 6 milioni nei primi cinque anni. Il progetto avrà anzi un peso maggiore rispetto al prezzo: fino a 60 punti saranno attribuiti all’offerta tecnica e 40 a quella economica. Il futuro proprietario dovrà quindi garantire continuità e sviluppo all’università telematica. È l’approdo concreto di un percorso avviato oltre un anno fa dal rettore Liborio Stuppia.

Era stato proprio Stuppia a porre agli organi dell’ateneo il tema della permanenza della d’Annunzio nel controllo di Unidav, nata nel 2004 quando la didattica a distanza rappresentava un settore nettamente separato da quello delle università tradizionali. Lo scenario è cambiato soprattutto dopo il Covid, con il forte sviluppo della formazione digitale anche negli atenei in presenza. La d’Annunzio ha inoltre aderito a Edunext, l’ecosistema che riunisce università e istituzioni dell’alta formazione per sviluppare nuovi modelli di insegnamento online. Nel 2024 è stata quindi avviata una due diligence per confrontare rischi e opportunità del mantenimento della partecipazione con quelli di una dismissione. Il 24 luglio scorso sono poi arrivati il via libera del consiglio di amministrazione e il parere favorevole del senato accademico, seguiti dal bando del 31 luglio. La cessione passa attraverso la trasformazione della Fondazione Gabriele d’Annunzio in una società di capitali interamente partecipata dall’università. Saranno poi alienate le partecipazioni della nuova società, che avrà nel proprio patrimonio l’asset Unidav. Sul mercato finisce intanto un’università telematica con conti in crescita.

Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile di un milione e 312mila euro, contro i 994mila dell’anno precedente, con un aumento di circa il 32 per cento. Il valore della produzione è passato nello stesso periodo da 2,67 a 3,74 milioni, quasi il 40 per cento in più, mentre i ricavi da vendite e prestazioni sono saliti da 1,87 a 2,69 milioni. Oggi l’offerta formativa è concentrata su due corsi: la laurea in Scienze dell’educazione e della formazione e la magistrale in Scienze dell’economia, entrambi afferenti al Dipartimento di scienze umane, giuridiche e dell’economia. La vendita arriva inoltre dopo una fase nella quale l’Anvur aveva evidenziato la dipendenza economica, organizzativa e amministrativa di Unidav dalla d’Annunzio, indicando tra i nodi da affrontare proprio il rafforzamento dell’autonomia dell’ateneo telematico.

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