Lavori non pagati, causa da due milioni

Impresa fallita cita il Consorzio industriale e la Regione, sotto accusa il mancato pagamento dei lavori dell’Asse attrezzato
CHIETI. È un contenzioso da oltre 2 milioni di euro quello che porta in tribunale il Consorzio industriale Chieti-Pescara e la Regione Abruzzo. A battere cassa agli enti pubblici è un’impresa fallita, coinvolta in una maxi inchiesta per una presunta bancarotta da 33 milioni di euro, che pretende il pagamento di lavori fatti quasi una trentina d’anni fa: il fallimento della Farsura Costruzioni spa ha presentato un atto di citazione verso il Consorzio industriale (in liquidazione) e verso la Regione per 2.161.736,31 euro. La causa si aprirà il 16 giugno al tribunale dell’Aquila.
STANGATA SUGLI ABRUZZESI. Quella raccontata negli atti giudiziari è una vecchia storia sospesa tra i cavilli della burocrazia che adesso presenta il conto agli abruzzesi: l’impresa Farsura eseguì i lavori dell’ultimo tratto dell’Asse attrezzato a Pescara, tra il cementificio e il porto, ma non fu pagata integralmente. «Secondo la ricostruzione», spiega il presidente del Consorzio industriale Camillo D’Angelo, ex vice sindaco di Pescara e uomo di fiducia del governatore Pd Luciano D’Alfonso, «la ditta fu pagata quasi del tutto ma una parte minoritaria non fu erogata e ora, a causa di una transazione capestro, a detta dell’impresa sarebbe tornato in essere l’importo originario con interessi e rivalutazioni». Con una delibera adottata da D’Angelo, dal vice presidente Enzo Del Vecchio e dal consigliere Moreno Di Pietrantonio, il Consorzio industriale ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Carlo Montanino. «La trattativa per il passaggio dell’Asse attrezzato all’Anas è aperta», dice D’Angelo, «se la strada passerà all’Anas, sarà proprio l’Anas a farsi carico del debito».
«REGIONE RESPONSABILE». Anche la Regione è stata costretta a costituirsi: l’incarico della difesa è stato affidato all’avvocatura regionale con i legali Stefania Valeri e Mario Battaglia. Secondo la citazione della ditta, «l’impossibilità» del Consorzio industriale di «pagare il debito» sarebbe «derivata da responsabilità esclusive della Regione». Per questo, la Farsura chiede al tribunale di «condannare la Regione al risarcimento dei danni».
INCHIESTA MADRE. Nel 2014, la Farsura era finita al centro di un’inchiesta della finanza di Roma per una presunta bancarotta da 33 milioni: l’indagine aveva coinvolto gli imprenditori Luciano e Duilio Cassina accusati di aver distorto fondi da due società di costruzioni poi fallite e una di queste è proprio la Farsura. Il fallimento della Farsura era stato dichiarato, dopo l’ammissione al concordato preventivo, nel 2010; quello della Ferratella, nel 2013, era stato richiesto dalla procura di Roma come conseguenza dello stato di insolvenza emergente dal procedimento penale iscritto per la bancarotta della Farsura.

