Le istituzioni ignorano il partigiano

L’addio a Luciani, ultimo comandante della Brigata Maiella: alla famiglia si stringono ex combattenti e tanta gente comune
CHIETI. Il feretro è entrato in chiesa preceduto dalla bandiera tricolore. È l’ultimo saluto al “capitano Giorgio”, come lo ha chiamato dal pulpito don Panfilo Argentieri, che ieri mattina ha celebrato il rito funebre. I funerali di Giorgio Luciani, partigiano prima nella Banda Palombaro e successivamente comandante del secondo plotone della Brigata Maiella, della quale fu presidente onorario di Chieti, morto all’età di 94 anni, si sono svolti ieri mattina nella chiesa Madonna delle Grazie al Tricalle. A salutarlo nella mattinata grigia e piovosa c’erano la moglie Adele, le figlie Luciana e Sandra, i due generi, nipoti e pronipoti. C’era poi una delegazione dell’Associazione nazionale dei partigiani (Anpi), capitanata dal vice presidente Giustino Zulli, molti dei membri erano riconoscibili dal fazzoletto tricolore al collo.
C’era anche una presenza del comando provinciale dei vigili del fuoco, nella cui sezione amministrativa lavora la figlia Luciana, ed era presente anche il comandante provinciale Antonio Albanese. C’era infine tanta gente comune, ma nessuna presenza istituzionale. Aveva combattuto per la sua terra in tante battaglie il “capitano Giorgio”. Aveva affiancato il leggendario comandante della Brigata Maiella, Ettore Troilo, in tante imprese. Si era battuto contro gli invasori tedeschi a Pizzoferrato, Torricella Peligna, Gessopalena, Casoli e in tanti altri Comuni del Sangro-Aventino e poi aveva preso parte alle battaglie di Brisighella e Monte Castellaccio del Senio. E di quella storia Giorgio Luciani andava più che fiero. Amava parlarne e raccontarla. Soffermarsi su quella medaglia d’oro al valor militare che la Brigata Maiella, unica formazione partigiana ad aver avuto tale grande riconoscimento, ricevette con decreto firmato dall’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, l’11 febbraio del 1964. Ricordava anche quei numeri, scolpiti nella memoria come sulla pietra: 54 caduti, 131 feriti di cui 36 mutilati, 15 medaglie d’argento, 43 di bronzo, 144 croci al valor militare. Conservava nella sua casa fotografie e scritti di quel tempo, cimeli ai quali era affezionato e che ora potrebbero entrare a far parte della storia. Il vice presidente della sezione teatina dell’Anpi, Zulli, ha chiesto infatti alle figlie se fosse possibile far visionare il materiale allo storico Filippo Paziente che da anni collaborazione con la sezione teatina dell’Anpi. Le figlie, che hanno ringraziato Zulli per il ricordo sulla figura del padre proprio sulle pagine di questo giornale, si sono mostrate più che favorevoli al progetto di non far morire nel silenzio i cimeli di famiglia legati alla storia del padre.
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