Le storie dei migranti Studenti a lezione dal prefetto Barbato

Un progetto su chi fugge dalla propria terra in cerca di libertà Da domani alunni in Polonia per presentare la ricerca sul tema
CHIETI. Un progetto Erasmus incentrato sul tema dell’immigrazione e la prefettura che accoglie l’appello della scuola per incontrare gli studenti proprio per parlare di chi fugge dal proprio Paese in cerca di libertà. E così il prefetto Giacomo Barbato apre le sale storiche del palazzo che ospita la prefettura e mette a disposizione degli studenti dell’istituto Pomilio le competenze del suo capo di gabinetto, Alberto Di Gaetano, per una serie di incontri sul tema. Nell’incontro di ieri mattina erano presenti, oltre a Barbato e Di Gaetano, anche la preside dell’istituto professionale, Anna Maria Giusti, e diversi docenti, tra cui i curatori del progetto Marianna Zuccarini, Tiziana Canale e Claudio Colasante.
Nell’ambito del progetto Erasmus, intitolato “Pensare criticamente, vivere razionalmente ed empaticamente”, 9 ragazzi del Pomilio (una delegazione che rappresenta gli studenti delle classi seconda, terza e quarta di tutti gli indirizzi di studio della scuola) stanno per andare in Polonia per presentare il loro lavoro sul tema dell’immigrazione e, in particolare, di quanti sono costretti a fuggire dalla propria terra chiedendo protezione altrove. Ospiti degli studenti del liceo classico di Nowa Sol, i ragazzi resteranno in Polonia da domani al 25 maggio, insieme ai colleghi di Lituania e Turchia, con cui è stato attivato il progetto. Sulla scorta di quanto suggerito anche dal prefetto, i ragazzi, prima di farsi un’opinione su un tema così discusso, hanno deciso di conoscere più a fondo la questione, visitando un centro d’accoglienza. Sono andati nello Sprar femminile di Pescara e hanno parlato con due migranti. Dopo questa esperienza, in molti hanno acquistato una nuova consapevolezza rispetto al fenomeno e qualcuno si è fatto anche un’idea diversa. La studentessa Giorgia Garbino pensava che il flusso migratorio verso l’Italia fosse dovuto al fatto che in Italia ci fossero troppi diritti. Ora pensa che «queste sono persone che fuggono da situazione insostenibili» e che «i diritti non sono mai troppi». «Gli immigrati ci vengono descritti come un pericolo per la nostra società», aggiunge la studentessa Federica Fasoli, «ma una cosa è la percezione che si ha di questo fenomeno, un’altra la realtà. E la realtà, per quanto abbiamo potuto vedere noi, è che gli immigrati fuggono in cerca di protezione». «Personalmente, dopo aver ascoltato il racconto delle persone che abbiamo incontrato nello Sprar», ha detto lo studente Alexander Novarini, «mi sono sentito in colpa. Perché avrei voluto fare qualcosa per aiutarli».
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