Lettera di 15 fedeli: «Don Gregorio è un prete scomodo»

16 Febbraio 2021

LANCIANO. Un prete «scomodo, messo alla berlina, che ha operato sempre a sostegno della trasparenza, nemica dell'opacità e delle ipocrisie quotidiane, che ha dovuto fronteggiare una palese e...

LANCIANO. Un prete «scomodo, messo alla berlina, che ha operato sempre a sostegno della trasparenza, nemica dell'opacità e delle ipocrisie quotidiane, che ha dovuto fronteggiare una palese e immotivata opposizione fin dall'inizio del mandato». Descrive così il reverendo Grzegorz Stanislaw Lydek, per tutti don Gregorio, una quindicina di parrocchiani della chiesa di San Pietro che ha scritto al Centro per «ristabilire la verità». La chiesa di San Pietro, come si legge nel decreto del vescovo Emidio Cipollone del 3 febbraio scorso, è stata dichiarata vacante il 24 gennaio scorso. «Ma», precisano i parrocchiani, «non perché don Gregorio ha rassegnato le dimissioni, ma perché ha chiesto il trasferimento in una diocesi più grande. La richiesta è stata fatta prima verbalmente il 1° dicembre», si legge nella lettera dei fedeli, «tra l'altro ben accolta dal vescovo che non invitò affatto don Gregorio a ripensarci, e poi per iscritto».
Don Gregorio sarebbe dovuto rimanere alla guida della comunità di San Pietro per 9 anni. Il trasferimento effettivo nella diocesi di Pescara-Penne è poi avvenuto lo scorso 31 gennaio. «Nessuna attività parrocchiale è stata sospesa dal parroco», precisa la nota, «semplicemente, per via della pandemia Covid, non è stato più possibile svolgere in maniera libera tutte le attività parrocchiali. Il consiglio pastorale (anch'esso sospeso, ndc) non rientra invece nelle attività parrocchiali».
Per il gruppo di fedeli don Gregorio inoltre non sarebbe stato adeguatamente accolto. «L'accoglienza», scrivono i firmatari della nota, «è stata inquinata da pregiudizi e diffidenza. Insomma, un sacerdote scomodo che conveniva a molti che si allontanasse. Quella parte di popolo che a lui si opponeva era difficile vederla in chiesa». Un’ultima precisazione riguarda l'assemblea convocata dal vescovo Cipollone, a seguito di numerose segnalazioni da parte di altri parrocchiani, e definita secondo le procedure canoniche. «L'assemblea del 1° luglio in presenza del vescovo aveva le parvenze di un tribunale dell'inquisizione moderno. È stato allontanato, e non ascoltato chi, pur essendo membro del consiglio pastorale parrocchiale, poteva e voleva testimoniare sull'operato quotidiano di don Gregorio. Mandare al rogo gli innocenti», conclude il gruppo di parrocchiani, «può attirare l'attenzione mediatica, ma lascia ombre oscure su chi opera queste esecuzioni e ne è il regista».
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