Licenziamenti alla Honeywell Il braccio di ferro torna a Roma
ATESSA. Ennesima convocazione, oggi alle 10, nella sede del ministero dello Sviluppo economico, delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti della Regione Abruzzo e della Honeywell. Sul...
ATESSA. Ennesima convocazione, oggi alle 10, nella sede del ministero dello Sviluppo economico, delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti della Regione Abruzzo e della Honeywell. Sul tavolo delle trattative, ancora una volta, il braccio di ferro tra i lavoratori e la multinazionale dei turbocompressori, per salvare il salvabile dopo l’annuncio della chiusura e la conseguente e repentina cessazione delle attività produttive e a seguito del mancato riconoscimento della cassa integrazione straordinaria da parte del ministero del Lavoro. Le lettere di licenziamento sono ormai già state tutte recapitate lo scorso 8 giugno.
Nello stabilimento restavano 263 dipendenti (dai 420 iniziali) che ora sono tutti in mezzo a una strada e in attesa di ricollocazione. Le richieste dei sindacati punteranno, quindi, a non far restituire le due mensilità anticipate dall’azienda ai lavoratori a titolo di cassa integrazione e a impegnare la Honeywell ad accompagnare economicamente i suoi ex dipendenti in tutto il percorso della reindustrializzazione, fino a che lo stabilimento di Atessa non sarà occupato da un’altra azienda e pronto a nuove lavorazioni. E su questa partita si spingerà molto anche sul ruolo del nuovo Governo e del neo ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Per conto del senatore abruzzese M5S Gianluca Castaldi, Di Maio è stato già interessato della situazione. La trattativa al Mise è però già in fase molto avanzata e sarà difficile che un esponente del nuovo esecutivo possa partecipare, anche in qualità di uditore (come previsto da una recentissima circolare voluta proprio da Di Maio per tutte le vertenze italiane) al tavolo di oggi. Nulla esclude, però, che la parola sia consegnata direttamente al ministro nei prossimi incontri.
Intanto anche alla Isman, fabbrica dell’indotto Honeywell che si occupava di manutenzione, il ministero del Lavoro ha negato la Cigs. L’azienda ha quindi comunicato ai lavoratori il trasferimento dalla sede di Atessa a quella di Terni per garantire i livelli occupazionali. Su 18 lavoratori, nove sono stati ricollocati sul territorio, tre hanno accettato l’offerta dell’azienda di un piccolo incentivo e cinque hanno richiesto l’accesso alla Naspi. Per quanto riguarda invece i lavoratori della Iscot, azienda di pulizie e servizi, i circa 25 dipendenti sono stati tutti ricollocati in altre aziende, tra cui in larga parte la Sevel.
Daria De Laurentiis
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

